Il patto non regge, Sea rimandata a settembre

De Corato: «Nessun problema, i tempi per le grandi opere ci sono»

Indigesta la paella del sindaco e il patto di maggioranza a Palazzo Marino dura lo spazio di una notte. Poi la tromba d’aria, insieme ai 75 alberi, sradica le poche certezze rimaste al centrodestra anche in tema di vendita Sea. Rimandata, dal calendario del consiglio, a settembre come una volta si faceva con gli studenti più negligenti. E messa a rischio dall’assenza dei consiglieri di maggioranza ieri pomeriggio vicini al naufragio davanti all’emendamento chiave. L’opposizione tenta il blitz, ne ritira in tutta fretta undici e va subito in discussione quello che, presentato dall’Udc dissidente Emilio Santomauro, costringerebbe a ricorrere al collocamento in Borsa, invece che all’asta competitiva. Ovvero esattamente quanto chiesto dal centrosinistra. Rischio di andare subito sotto, richiesta di sospensiva e già tutti a casa. Deve correre in aula anche il sindaco Gabriele Albertini che interrompe un colloquio con il sovrintendente della Scala Stéphane Lissner.
Una Caporetto. E così il programma di Gabriele Albertini di approvare la cessione del 33% della società che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa entro luglio cade ancor prima che il centrosinistra cominci a far sul serio aprendo il fuoco di sbarramento degli emendamenti, le tanto temute modifiche all’impianto della delibera. Alla fine è tutto un rimbalzar di accuse. Furibondi quelli di Forza Italia che se la prendono con l’Udc, An e il Nuovo Psi, rei di non aver difeso a sufficienza la scelta di schierarsi in trincea con una serie di sedute a oltranza in grado di sbrigare al più presto la pratica. La breccia si apre nell’ufficio di presidenza. Assente l’Udc Rosi Parlanti, astenuto il neo socialista Riccardo Albertini, contrari i due dell’opposizione Marilena Adamo (Ds) e Fabrizio Spirolazzi (Margherita), favorevole il solo presidente Vincenzo Giudice. La settimana prossima niente sedute. Pratica spedita al 12 settembre. Chi vivrà vedrà.
Esulta l’opposizione. Maramaldeggia Andrea Fanzago (Margherita): «Per essere una delibera che doveva essere assolutamente approvata a luglio, è strano che la maggioranza chieda una sospensione del dibattito su un emendamento presentato dall’Udc». Comincia a sperare Emanuele Fiano (Ds): «È emersa tutta la debolezza della maggioranza che sostiene Albertini. Il primo emendamento proposto all’aula questa sera dall’opposizione è stato approvato a causa della scarsa presenza del centrodestra. Mi pare difficile pensare che una delibera di questa portata possa essere sostenuta da una maggioranza che non ha più né la volontà né i numeri per portarla avanti prima della pausa estiva. E forse neanche dopo». Ragiona Basilio Rizzo (Miracolo a Milano): «Che senso ha star qui a sgomitare visto che loro stessi dicono che per vendere è necessaria una nuova perizia?».
La difesa d’ufficio spetta al capogruppo azzurro. «Per noi era importante modificare la delibera - spiega Manfredi Palmeri -, non era determinante il momento dell’approvazione. Forza Italia, per rendere disponibili prima le risorse recuperate con la vendita avrebbe preferito votare la delibera a luglio. Altre forze politiche o altri componenti della maggioranza non erano di questa idea. Non condividiamo. Ciascuno si assuma la propria responsabilità». Non si preoccupa nemmeno il vicesindaco Riccardo De Corato: «Nessun problema. Se non ci sono i numeri si farà a settembre. I tempi per avviare le grandi opere pubbliche prima delle elezioni ci sono comunque». Rammaricato Stefano Di Martino. «Sarebbe stato meglio - spiega il capogruppo di An - che la giunta riprendesse in mano tutta la delibera. Inutile lamentarsi, le cose andavano fatte per tempo».