Il patto con Prodi

Il pranzo della Foresteria non è servito. L’impatto mediatico dell’incontro con Casini e Montezemolo non è stato sufficiente ad arrestare la corsa di Berlusconi e Veltroni. Così Fini, salutati i commensali, ha capito che l’unico a rischiare di restare isolato era lui. Meglio, quindi, cambiare strategia e cercare nuove strade. E poco importa se la strada principale porta a Palazzo Chigi. Anche Prodi, infatti, è acerrimo nemico del dialogo Berlusconi-Veltroni e anche Prodi ha fatto del Vassallum un simbolo da abbattere. Entrambi, poi, hanno sposato il referendum che al premier permetterebbe di tenere uniti i piccoli partiti e sopravvivere; e al leader di An, grazie al premio di maggioranza, restituirebbe il potere di coalizione.
Un patto col demonio, per usare le parole di Diliberto, che Fini non esita a stipulare per bloccare una riforma elettorale che premierebbe la governabilità, penalizzando gli interessi degli alleati più piccoli. Che poi questo patto possa allungare la vita a Prodi sembra interessare poco al leader di An. A giocare a favore dell’asse tra i nemici del dialogo c’è il fattore tempo: a metà gennaio la Consulta deciderà sull’ammissibilità del referendum elettorale. E se arrivasse il via libera toccherà al governo fissare la data della consultazione. Da Palazzo Chigi già fanno trapelare che il premier sarebbe orientato verso l’ultima settimana utile, quella di metà giugno. Sbarrando la strada a elezioni anticipate nel 2008 e allungando con certezza la vita di Prodi fino all’anno successivo.
Un calendario che potrebbe sposarsi con gli interessi di Fini, se si rivelasse fondato un sospetto che molti nutrono in casa veltroniana: la sua intenzione di puntare sul Campidoglio. Veltroni nel 2009 dovrà probabilmente dimettersi per mettere fine a un doppio incarico troppo ingombrante da gestire e che rischia di indebolirlo nel suo ruolo di leader del Pd. Fini lo sa bene. E da tempo sta concentrando le sue attenzioni su Roma, con martellanti campagne anti-sindaco che trovano riscontro nei sondaggi. Quelli del Pd attribuiscono a Fini buone chance di battere sia la Melandri che Gentiloni. E l’unico in grado di contrastarlo realmente, Rutelli, per ora ha sempre rifiutato le pressioni di Bettini.
Come Veltroni a suo tempo, anche Fini ha capito che potrebbe servirgli tirarsi fuori dalle beghe nazionali e ricostruirsi un’immagine nuova da rivendersi in futuro. Ben sapendo che la prossima legislatura, senza una legge che rafforzi il partito del premier, avrà vita breve e stentata.
Salvatore Tramontano