«Un patto tra scuola e genitori»

Chiara Campo

«È necessario un patto tra genitori e insegnanti. Condivido pienamente l’appello sottoscritto da autorevoli intellettuali, docenti, giornalisti e imprenditori: è in crisi la capacità di una generazione di educare i propri figli, e rischia di crescere una generazione che si sentono orfani, senza padri e senza maestri». Il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti parla a una platea di genitori e insegnanti riuniti ieri mattina al teatro del collegio San Carlo, per festeggiare i trent’anni di AgeSc, l’associazione genitori scuole cattoliche. Dal mondo giovanile, sostiene Moratti, emerge un disagio «non solo generazionale, ma che coinvolge l’intera società, dai ritmi sempre più frenetici che spesso impediscono il dialogo tra adulti e giovani». Scuola e famiglia devono dunque allearsi per aiutare insieme i ragazzi. Obiettivo che il ministro ha seguito nella creazione della riforma che porta il suo nome. E dove «la funzione della famiglia - spiega - passa dal concetto ormai inadeguato di rappresentanza partecipata a quello di cooperazione attiva. Famiglia e scuola interagiscono in una logica di comunità educante». Il ministro apprezza l’opera della scuola cattolica, «dove gli studenti vengono introdotti nella realtà con rigore metodologico», ma ammette che «è un servizio ancora poco riconosciuto, e a tutti i livelli, fino alle agitazioni di piazza, si incontrano molte resistenze a modernizzare la scuola». Sostiene che «il cammino per la privatizzazione della scuola pubblica è ancora lungo e arduo», un percorso «che realizzi in questo ambito il principio di sussidiarietà, che valorizzi l’impegno dei cittadini».
Anche il cardinale Dionigi Tettamanzi, seduto accanto al ministro, sottolinea che «la società, sia civile sia come Stato, non può non porsi al servizio dell’educazione e della scuola. Sono stati compiuti passi positivi come il riconoscimento del servizio pubblico reso dalla scuola libera, della parità scolastica dai vari punti di vista, anche economici, ma altri passi dovranno ancora farsi». Tettamanzi è convinto che «nella situazione attuale del processo di riforma il tema della parità vada rimotivato presso l’opinione pubblica: non un privilegio per pochi ma un diritto da porre alla base di ogni autentico progetto di rinnovamento della scuola». Chiedere la parità «non significa liberalizzare il mercato dell’istruzione, inseguendo modelli aziendalistici, ma valorizzare e armonizzare tutte le risorse educative della nostra società».
Il presidente di AgeSc, Enzo Meloni, lancia però un allarme: «Il contributo alle famiglie che hanno figli nelle paritarie è fondamentale, e l’importo se erogato in maniera equa consentirebbe la vera possibilità di scegliere. Chiediamo che nella prossima finanziaria ci sia un segnale in questa direzione: ad oggi ci risulta invece una diminuzione di 2 milioni di euro». La sopravvivenza delle scuole cattoliche, dice, «è a rischio, soprattutto per il costo dei docenti laici». Ma Moratti replica che il governo «ha aumentato il bilancio di tutta la scuola di 5 miliardi di euro in 5 anni» e con la riforma «abbiamo lavorato nella parte che ci sembrava più importante, cioè ridare a tutta la scuola una vera missione educativa, visto che i livelli di apprendimento dei nostri ragazzi erano piuttosto bassi».