Patto sui valori senza integralismo

Fabrizio Cicchitto *

Secondo uno dei tanti «ricatti» culturali e politici della sinistra «il posto dei socialisti è a sinistra». Per quello che ci riguarda rimaniamo convinti del contrario e qui vogliamo ribadirne le ragioni, cogliendo l’occasione anche per dire la nostra sui rapporti fra laici e cattolici.
Partiamo dagli «indimenticabili 1992-1994». È in questi anni cruciali che salta la nozione storica di sinistra italiana fondata sul rapporto insieme conflittuale e unitario fra il Pci e il Psi. Infatti in quegli anni il Pds di Occhetto e di Violante, cavalcando la “rivoluzione giudiziaria”, diede un contributo decisivo alla distruzione del Psi. Nel 1994 Berlusconi ebbe il colpo di genio di fondare un nuovo soggetto politico, Forza Italia, che copriva lo spazio politico dei tradizionali partiti di governo e che puntava a mettere insieme laici e cattolici in un partito pluriculturale. Le differenze fra i liberalsocialisti che si sono ritrovati in Forza Italia e il partito post-comunista riguardano anche il presente.
Esistono posizioni assai diverse per ciò che riguarda da un lato la politica economica, le politiche del lavoro (con particolare riferimento alla legge Biagi), i progetti di revisione del welfare (vedi il lavoro della Fondazione Free, quello avviato dalla Fondazione Craxi, il lavoro politico organizzativo dei riformatori azzurri, alcune riviste quali l’Ircocervo e l’Avanti), dall’altro lato il garantismo, lo scontro sull’uso politico della giustizia, il revisionismo storico alternativo alla teoria del “doppio stato”. Questo riformismo teorico in parte si è tradotto nel riformismo «concreto» dell’esperienza di governo come dimostrano le numerose riforme da esso realizzate. Un’altra esperienza di riformismo concreto, che ha alle spalle un “pensiero forte” è stata quella messa in campo dal ministro degli Interni Pisanu: il rigore selettivo nella gestione dell’ordine pubblico e nella lotta al terrorismo islamico poggia su una visione tipica del cattolicesimo liberale e sociale fondata sull’apertura all’islamismo moderato, sull’isolamento di quello estremo, sul confronto e non sullo scontro fra civiltà. Noi crediamo che per la contrapposizione al fondamentalismo islamico vale lo stesso retroterra politico culturale che è stato decisivo nella lotta al nazismo e al comunismo. Sono due e non uno i filoni culturali che possono e devono dare un’anima all’Europa, quello cattolico-liberale e quello liberalsocialista. Siamo profondamente distanti dalla riproposizione un po’ grottesca, un po’ propagandistica, un po’ anacronistica del laicismo anticlericale.
Non siamo affatto d’accordo con la posizione dei laicisti anticlericali quando essi propongono l’abolizione del Concordato e quando sostengono che la Chiesa cattolica non può intervenire su questa o quella materia. A nostro avviso la Chiesa deve esser libera di intervenire su qualunque materia ritenga opportuno. Questa totale libertà di espressione deve misurarsi con un’altra libertà e autonomia, quella dei singoli cittadini, dei partiti, eventualmente dei governi, di condividere, di distinguersi o di dissentire nel merito da queste affermazioni delle gerarchie ecclesiastiche. La differenza fra lo stato laico e gli stati etici di vario colore è tutta qua. Non può esserci, invece, un rapporto di subalternità fra le gerarchie ecclesiastiche e le forze politiche.
Dissentiamo anche da entrambe le novità di opposto segno che stanno emergendo sull’aborto: l’uso della Ru486 senza una sperimentazione approfondita e specialmente senza un’adeguata riflessione su alcune sue inaccettabili implicazioni (l’aborto non può essere trasformato in un contraccettivo) e l’ipotesi dell’inserimento dei volontari antiabortisti nei consultori. Infatti i consultori devono basarsi sul confronto tra le donne angosciate da un drammatico problema e un personale medico e paramedico “oggettivo”, neutro e professionale e non con militanti ideologicamente orientati (vedi l’intervista di Carlo Casini sulle intenzioni della sua associazione).
È inevitabile che entrambi i poli siano caratterizzati dalla convergenza fra cattolici e laici su valori e programmi condivisi che sono reciprocamente alternativi (tali sono i valori e i programmi della Casa delle Libertà e dell’Unione).
L’ipotesi di omogeneizzare la Casa delle Libertà sulle posizioni dell’integralismo cattolico sarebbe perdente da entrambi i lati, da quello cattolico perché perderemmo il consenso di almeno una parte dei cattolici liberali e da quello dei laici e dei liberal-socialisti. La via maestra rimane quella intuita a suo tempo da Silvio Berlusconi: la convergenza fra i cattolici liberali, i liberali, i socialisti riformisti e la destra democratica e l’alleanza con la Lega Nord. La contrapposizione va fatta sul terreno dei valori comuni a cattolici e laici: garantismo, difesa dello stato di diritto, liberismo temperato dal solidarismo, rilettura «revisionista» della storia passata e recente.
* vicecoordinatore nazionale di Forza Italia