Un patto con Veltroni?

Un’alleanza elettorale tra il Pd e Berlusconi per rifare il Paese: dopo che il "Giornale" ha svelato l’esistenza dell’ipotesi, si è aperto il dibattito

La strada è difficile, impegnativa, impervia: un patto elettorale tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni; un progetto comune tra i due maggiori partiti italiani basato su pochi ma chiari e precisi punti. Quindici nodi di un programma del quale il leader di Forza Italia avrebbe parlato con i suoi collaboratori. Il Giornale, ieri, aveva anticipato l’ipotesi «quasi impossibile». Una mossa audace che avrebbe come fine quello di realizzare le riforme necessarie per il rilancio del Paese. «Un’utopia perché il Pd dovrebbe cambiare pelle», ha dichiarato lo stesso Berlusconi.
Fino ad oggi la sinistra, ad esclusione di un pezzo di quella radicale, ha imputato al centrodestra di voler far fallire il tentativo di Marini di dar vita a un esecutivo di larghe intese, in grado di fare esclusivamente una nuova legge elettorale. Poco spirito bipartisan da parte della Casa delle libertà, insomma. E allora ecco il rilancio: perché non fare un’intesa seria, un accordo vero, un patto solido sulle questioni davvero importanti per il Paese? Un rischio? Un azzardo? Forse. Ma mettendo le carte in tavola si potrebbe vedere in maniera chiara le intenzioni di chi il dialogo lo vuole davvero e chi no. Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni, s’è precipitato a dire che «il patto non esiste». Lo stesso leader del Partito democratico, definita «irrealistica» l’ipotesi, s’è aggrappato al solito refrain: «Niente voto subito, meglio un governo a tempo». Come volevasi dimostrare. In questa pagina Giuliano Ferrara, Geminello Alvi, e Peppino Caldarola immaginano che scenario avrebbe potuto aprirsi.