Patty Pravo, l’eterna «bambola» in trionfo tra rock e sensualità

Eccolo lì il suo gioco teatrale di movenze, di accenti e contrasti vocali; un po’ snob un po’ melodrammatica, dalla voce duttile, fatta di asprezze e dolci abbandoni, di velluto e ruggine. Ecco Patty Pravo allo Smeraldo di Milano (replica il 28 all’Auditorium di Roma), In scaletta tutto il meglio del suo repertorio. Quindi un déjà vu dopo tanti anni d’attività? Proprio no.Patty è ancora e sempre la superstar che ruba il cuore e l’anima», come canta in Orient Express, e che col suo spirito e la sua carica mette ko persino la terribile acustica della sala. I suoi gesti sono l’elegia della sensualità. Ti ipnotizza, trascina con la spinta rock di Dài sali su, La viaggiatrice di Bisanzio, Terra di nessuno; rinverdisce i ricordi riarrangiando una spagnoleggiante La bambola e Ragazzo triste a ritmo country.Tira il freno con l’intimista Pazza idea per due pianoforti ma poi si lascia andare di nuovo. Quando arriva Tutt’al più deve fermarsi dopo poche note per la standing ovation di un pubblico colorito e variegato che dura quasi due minuti. I giorni dell’armonia è accompagnata da cori da stadio. Prima di andarsene deve uscire tre volte a raccoglierel’applauso (l’ultima in accappatoio), alla faccia delle giovani speranza della canzone d’autore. Che abbia fatto un patto col diavolo?