Paura per 15mila italiani, i nostri parà al Cairo

Italiani al fianco degli egiziani nelle ronde per difendere le proprie case e quartieri. Altri derubati o che danno una mano ai manifestanti. In Egitto sono 15mila i connazionali, compresi 7mila turisti, intrappolati nel caos della rivolta. A Il Cairo è arrivato un nucleo di carabinieri paracadutisti del reggimento Tuscania e dei corpi speciali, oltre ad una squadra dell’unità di crisi della Farnesina. Una testa di ponte pronta ad organizzare l’evacuazione di massa degli italiani se la situazione precipitasse.
Molti connazionali stanno tornando frettolosamente in patria, ma altri sono decisi a restare, perchè non mollano la loro attività o vogliono finire la vacanza. «Ci rendiamo perfettamente conto della dimensione della crisi. Stiamo parlando di decine di migliaia di europei. L’ambasciatore italiano, Claudio Pacifico, a nome dell’Ue è in diretto contato con il vicepresidente Omar Suleiman per chiedere con forza l’invio di truppe a difesa degli interessi e dei cittadini italiani e comunitari» spiega a Il Giornale, Fabrizio Romano, capo dell’Unità di crisi della Farnesina.
Da Il Cairo giungono racconti di connazionali che si sono uniti alle ronde dei civili egiziani per difendere i propri quartieri. Con mezzi di fortuna hanno bloccato gli accessi alle vie e pattugliato la zona. Nelle notti di violenza degli scorsi giorni alcuni italiani hanno vissuto le razzie che avvenivano ai primi piani dei palazzi dove abitano. Altri hanno aiutato i manifestanti colpiti dai lacrimogeni. Ieri un connazionale, nella capitale per lavoro, è stato derubato e non sarebbe stato l’unico.
Le famiglie degli studenti italiani che studiano arabo cercano disperatamente di mettersi in contatto con i loro figli. Almeno una trentina sono iscritti all’università americana. All'ospedale italiano de Il Cairo l’ambasciata ha approntato un primo centro di emergenza, con coperte, viveri e grande disponibilità di letti se la situazione precipitasse. «L’emergenza è appena cominciata. L'invio a Il Cairo di un team rafforzato dell'Unità di crisi costituisce una testa di ponte per qualsiasi evenienza, anche nel caso diventi estremamente pericoloso la permanenza dei connazionali in Egitto» dichiara Romano. Assieme a Nicola Minasi, numero due dell'Unità di crisi, sono arrivati a bordo di un C 130 dell’aeronautica militare i carabinieri paracadutisti e personale dei corpi speciali in grado di lanciare le basi per un ponte aereo o altre forme di evacuazione.
In Egitto risultano residenti 8500 italiani. Circa 4400 sono stanziali ed il resto collaboratori di grandi società come l'Eni, che ieri ha evacuato 289 dipendenti, Pirelli, Intesa San Paolo e Italcementi. Ben 3180 italiani sono registrati ad Il Cairo, ma 801 vengono segnalati ad Alessandria, dove si temono grandi manifestazioni nelle prossime ore. Anche a Suez, Ismaila, Mansoura, Asyut, colpite dai disordini, vivono degli italiani. Il flusso di turisti è stimato sulle 7mila persone. A Luxor gruppi di vacanzieri sono stati riportati a Il Cario. Ad Hurgada, sul Mar Rosso, la polizia era sparita da giorni. Gli sciacalli avevano preso il sopravvento. Oltre 150 italiani sono stati evacuati, ma almeno 500 hanno deciso di restare, almeno per ora. Nell’aeroporto intasato de Il Cairo operano funzionari dell'ambasciata per facilitare il rientro a casa. Ieri sono partiti oltre 70 connazionali. Altri 100 verranno imbarcati sul C 130 militare, che ha portato la testa di ponte militare e diplomatica. «Noi sconsigliamo vivamente di recarsi nel Paese e aiutiamo chi vuole andarsene. - Sottolinea il capo dell'Unità di crisi della Farnesina - La preoccupazione maggiore è costituita dai saccheggi provocati dal vuoto di potere. Ci sono non pochi connazionali, però, che vogliono andare comunque in Egitto».
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