La paura affonda le Borse e i Btp

Il caos di Atene fa crollare tutti i mercati europei: Milano giù del 6,8%. Cancellati i guadagni di ottobre. Lo spread tra titoli italiani e tedeschi tocca il record di 455 punti. Piazza Affari peggio di ieri solo col crac Lehman e dopo l'11 settembre

Un maglio piombato su una cristalleria avrebbe fatto meno danni. La decisione del leader greco, Georges Papandreou, di indire un referendum popolare sul piano di salvataggio europeo, semina il panico sui mercati finanziari, innesca un’ondata di vendite capace di sommergere i listini sotto perdite superiori al 5%, polverizza quotazioni, brucia nel Vecchio continente 220 miliardi e porta oltre il livello di guardia la febbre da spread.

Una giornata nera, da incubo, in cui le incertezze legate alla capacità dell’ormai imminente vertice del G20 di trovare soluzioni condivise per rilanciare la crescita economica e togliere l’Europa dall’angolo in cui è stata messa dalla crisi del debito sovrano, si sono saldate con l’improvvida mossa di Atene. Un disastro capace di ridimensionare perfino il brutto scivolone di lunedì. Fin dalla mattina, le vendite hanno scandito nelle Borse un ritmo funesto, con sinistre similitudini con quanto accaduto in occasione del crac di Lehman Brothers.

L’entità delle perdite richiama infatti quanto di peggio si era visto all’acme del virus dei mutui subprime. A Piazza Affari l’indice Ftse Mib è collassato del 6,8%, mentre la perdita del 6,13% dell’Ftse All Share equivale a 22 miliardi di euro svaporati. In passato, solo in tre occasioni la Borsa italiana aveva fatto peggio: il 10 ottobre di tre anni fa (-7,14%); l’11 settembre 2001 (-7,57%), giorno degli attentati alle Torri gemelle e al Pentagono, e il 6 ottobre 2008 (-8,24%, con Lehman al capolinea).

Dopo il fuggi-fuggi generale di ieri che ha schiacciato ancora più giù i prezzi delle banche, affossato gli industriali e falcidiato praticamente ogni comparto, il bilancio di questo inizio di settimana è da brivido: in sole due sedute choc (-10,6%), Milano ha dilapidato quanto guadagnato in tutto il mese di ottobre. Dimostrando una vulnerabilità superiore rispetto agli altri listini riconducibile ai timori legati all’attuazione delle misure per la crescita presentate dal governo all’Europa. Questa sfiducia è ancora più palpabile sul fronte dei titoli di Stato. Il differenziale tra il Btp decennale e l’equivalente bund tedesco ha frantumato record su record minuto dopo minuto, sfondando anche il muro dei 455 punti base e toccando quota 455,1, dopo aver chiuso lunedì a 407 punti. Sul mercato secondario il rendimento del decennale italiano è volato al 6,33%, avvicinandosi pericolosamente a quella soglia del 6,5%-7% ritenuta da tutti gli analisti un punto di non ritorno.

Il 7% è considerato il “picco della morte“, il livello che una volta raggiunto aveva costretto la Grecia, il Portogallo e l’Irlanda a chiedere il soccorso internazionale. L’ascesa dei rendimenti oltre i 400 punti, un livello che alcuni economisti reputano non sostenibile nel medio periodo, significa per lo Stato dover pagare circa 4-5 miliardi di euro in più l’anno di spesa per interessi. Se però questa situazione dovesse perdurare, l’aggravio per le casse pubbliche sarebbe di 19 miliardi. Non a caso, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha convocato per oggi il Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria.

In attesa di conoscere l’esito del vertice di Cannes, per tutti i mercati è stata una giornata da tempesta perfetta. A livello europeo l’indice Stoxx 600, che fotografa l’andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, ha ceduto il 3,46%, una media che attutisce il -5,4% di Francoforte, il -5% di Parigi e il -4,2% di Madrid. In ogni caso, 219 miliardi in fumo. Le stesse preoccupazioni sono condivise da Wall Street, che ha riassorbito in parte (-1,9% a un’ora dalla chiusura) le forti perdite (il Dow Jones era andato “sotto“ di 300 punti) dopo che un deputato del Pasok ha definito l’idea del referendum in Grecia «praticamente morta». Oltre che dal summit del G20, l’andamento nei prossimi giorni della Borsa americana sarà condizionato dalle decisioni che prenderà tra oggi e domani la Fed e dai dati sulla disoccupazione che saranno diffusi venerdì. Una mano, per tutti, potrebbe arrivare dall’Fmi, pronto a lanciare una linea di credito straordinaria (durata sei mesi) a favore dei Paesi in difficoltà.