Paura attentati: auto sospetta seguiva un giudice

da Reggio Calabria

Proprio nel giorno in cui a Reggio Calabria si insedia il nuovo super prefetto anti ’ndrangheta Luigi De Sena, si scopre che le cosche avrebbero forse progettato un attentato contro il magistrato della Dda di Catanzaro Marisa Manzini. A sventare il piano due uomini della scorta, che, insospettiti da uno strano movimento di due auto sotto l'abitazione del magistrato a Lamezia Terme, hanno fatto scattare l'allarme, mettendo in moto il piano sicurezza.
Dalle indagini avviate dopo la segnalazione risulterebbe che almeno una delle due macchine sospette risulta effettivamente intestata a pregiudicato. Il questore Romolo Panico, tuttavia getta acqua sul fuoco e spiega che in realtà il giudice Marisa Manzini Marisa Manzini, non è stata oggetto di nessun atto intimidatorio e non ha corso alcun pericolo. «Il soggetto che si trovava a bordo dell'auto segnalata dall'agente di scorta del sostituto della Dda di Catanzaro non è affiliato alle cosche. Si tratta di una persona che nel 1993 è stata posta agli arresti domiciliari per armi. Dagli atti in nostro possesso, e dalle attività investigative svolte, non ci risulta dunque che in quella determinata circostanza la 'ndrangheta abbia progettato un atto intimidatorio ai danni della dottoressa Manzini. Stiamo verificando come mai quella persona si trovasse in quel momento in quel determinato posto perchè non possiamo trascurare nulla, ma non c' è, lo ribadisco, alcun allarme in atto», ha detto Panico.
Sull'episodio, che ha avuto luogo a Sant'Eufemia, quartiere di Catanzaro e che risale al 29 ottobre scorso, esiste una relazione che è anche nelle mani del prefetto, Alberto Di Pace. Marisa Manzini lavora da due anni alla Direzione distrettuale antimafia. In precedenza è stata per 11 anni sostituto procuratore della Repubblica al Tribunale di Lamezia Terme, dove con impegno si è distinta nella lotta al malaffare ed alla criminalità organizzata lametina.
Nata a Novara 43 anni fa, Manzini è entrata in magistratura nel '91 con l'incarico di uditore a Torino, per essere poi trasferita a Lamezia due anni dopo per fare il sostituto (in alcune circostanze ha svolto le funzioni di procuratore capo). Nel suo ruolo di sostituto procuratore della Repubblica a Lamezia Terme, ha portato avanti delicate e importanti inchieste sferrando duri colpi alla criminalità organizzata.