Paura e negozi chiusi. È l’effetto no-global

Serrande abbassate, ieri pomeriggio, per la maggior parte dei negozi che si affacciano nelle vie lungo le quali è sceso il corteo dei No global, partito da piazza Esedra e arrivato a piazza Navona. Fra gli esercenti ha prevalso la paura per disordini e incidenti sul guadagno che avrebbero potuto avere dall’afflusso di persone circolanti in quelle strade. E quelli che hanno chiuso, spiegavano ieri mattina, lo hanno fatto proprio per quel tipo di corteo: «In altre manifestazioni siamo rimasti aperti», dicono da più parti. Ma il rischio, ieri, era maggiore, come hanno dimostrato i tafferugli verificatesi in serata.
Girando per i negozi ieri mattina, si percepiva il timore che potesse accadere qualcosa, così come capitato nella notte precedente, quando una bottiglia incendiaria era stata lanciata contro la vetrina di un Blockbuster, la catena americana per il noleggio di film, in via Baldo Finizi, all’Ardeatino. Protagonisti del lancio alcuni giovani che si sono poi allontanati con un’auto. Per evitare di essere presenti in simili situazioni in molti ieri hanno tirato giù le serrande. Il proprietario di Saxon’s, negozio di abbigliamento all’inizio di via Cavour, alle 11, dice che «stavolta chiudiamo, le voci sui disordini temiamo siano fondate. Non è gente tranquilla, quella che arriva a Roma».
Anche l’edicola sulla stessa strada, situata poco prima dell’incrocio con via Torino, ha abbassato le serrande, quando il corteo è passato, così come ha fatto la profumeria a fianco. Zona chiusa al traffico, in quell’area, già alle 15. Ma la catena alimentare Elite, all’incrocio tra via Lanza e via Cavour ha aspettato il passaggio dei manifestanti, per chiudere. Poco prima, in via Cavour, alcuni writers riempivano la parete di un negozio con la scritta «Idiot» e il ritratto di Bush, mentre un gruppo di manifestanti dava alle fiamme una bandiera americana all’altezza di Santa Maria maggiore. Fra i commercianti, c’è anche chi si è rivolto al Comune per sapere cosa sarebbe accaduto nel pomeriggio. Il proprietario del ristorante Tucci in corso Rinascimento ha chiesto informazioni sul tragitto e su eventuali ordinanze che obbligavano gli esercenti a chiudere. «Ci hanno detto che non ci sarebbero state - dichiara il proprietario - Ma con quella gente in giro io chiudo». Serrande abbassate anche per loro, quindi, almeno per il tempo necessario ai manifestanti per passare. Stessa situazione anche nelle librerie della zona e nei negozi di souvenir che circondano piazza Navona.
Ma qualche esercizio aperto c’è, come l’internet point a corso Rinascimento. «Ci hanno detto di non chiudere - dice la ragazza alla cassa - E così abbiamo fatto». È, però, un’eccezione. A corso Vittorio e via Botteghe oscure tutte le serrande sono abbassate. Rimarranno così fino a sera.