Paura in ospedale: 200 teste di cuoio a caccia del terrorista

Blitz con armi spianate tra le corsie dopo l’allarme: «C’è un uomo nascosto con fili sospetti che spuntano da una maglietta...». Due persone arrestate

da Londra

La routine dell'University College Hospital sconvolta dall'irruzione di 200 agenti di polizia in assetto anti-terrorismo. Un piano d'emergenza, coordinato dalle forze di polizia, per dare la caccia ad uno dei terroristi - sospettato di essere il responsabile dell'esplosione nella vicina stazione di Warren Street - che diversi testimoni assicuravano aver visto rifugiarsi all'interno dell'ospedale. E lì - armi alla mano e giubbotti anti-proiettili - si sono concentrate le indagini delle forze dell'ordine. Isolata e cordonata la zona circostante, per quattro ore tutte le stanze, sale operatorie e corsie dell'ospedale londinese, che due settimane fa aveva accolto e curato centinaia di feriti del precedente attentato, sono state accuratamente passate al setaccio. Medici, infermieri e pazienti interrogati. Il ricercato, di cui i testimoni avevano fornito un preciso identikit, è un uomo dalla pelle scura, forse di origine asiatica, alto circa 1 metro e 83 cm, con una maglia blu dal cui retro sarebbero fuoriusciti dei fili sospetti. Per facilitare le operazioni la polizia avrebbe addirittura stampato un volantino descrittivo del sospettato.
Sconcerto e timore dei pazienti dell'ospedale alla vista delle unità speciali. Fidelma Fitzgerald stava aspettando di essere visitata quando è arrivata la polizia. Solo nel suo reparto ha contato 30 agenti. «Ho visto poliziotti correre dappertutto, con le pistole in mano. Ho avuto molta paura». Ma la maxi-ricerca non ha sortito gli effetti sperati. Entrati nel London Hospital attorno alle 14, le teste di cuoio ne sono uscite nel tardo pomeriggio, accompagnate da un laconico comunicato di Scotland Yard che si limitava a confermare la fine dell'emergenza. «L'episodio allo University College Hospital è rientrato», ha affermato più tardi un portavoce. Nessun fermo né arresto. Ora spetterà agli inquirenti stabilire se si sia trattato di un falso allarme oppure se il fuggitivo abbia fatto in tempo a dileguarsi prima dell'arrivo della polizia. Nel corso del pomeriggio è circolata anche la notizia secondo cui la persona ferita nell'attentato di Warren Street, e ricoverata proprio all'University College Hospital, fosse lo stesso responsabile dell'esplosione, e che quindi la polizia fosse intervenuta per piantonarne la stanza. Ma con il passare delle ore quest'ipotesi si è rivelata priva di fondamento. Prima di sera, comunque, la situazione nella capitale britannica era già tornata «sotto controllo», come assicurato dal capo di Scotland Yard, Ian Blair.
Contemporaneamente le forze dell'ordine hanno fatto sapere di aver effettuato due arresti nell’ambito delle indagini sugli attentati. Il primo fermo è avvenuto sotto le telecamere delle televisioni britanniche davanti a Downing Street. Un uomo vestito di nero, con la camicia aperta sul petto, è stato allontanato, con le manette ai polsi, dai cancelli che proteggono la via della residenza del Primo ministro. Un altro uomo è stato invece fermato, poco distante da Downing Street, a Great Scotland Yard, Whitehall. Dei due non sono state divulgate né le generalità né i capi di imputazione, ma Blair ha tenuto a specificare che non sono coinvolti con le esplosioni che hanno colpito il sistema dei trasporti di Londra. Nell'ultima conferenza stampa di questa lunga giornata di paura, che si è conclusa con la stazione ferroviaria di St. Albans bloccata per un falso allarme bomba, Blair non ha infine nascosto il timore che siano ancora presenti alcuni ordigni inesplosi lungo le linee della metropolitana. «Da quanto capisco, alcuni degli ordigni non sono esplosi. Qualcosa non ha funzionato nel loro piano criminale. Comunque il loro intento resta chiaro, volevano uccidere». Un'affermazione che suona come un sinistro avvertimento per i suoi concittadini: siamo destinati a vivere altri pomeriggi come questo.