Paura a Palazzo Reale: crolla una maxi-vetrata

Altro che Modigliani. Bastava che quel cardine resistesse ancora qualche ora, e a Palazzo Reale poteva finire esposto un quadro splatter di impressionante realismo. Se la grande porta di cristallo che all'improvviso ieri mattina ha deciso di schiantarsi al suolo lo avesse fatto mentre sotto la volta passavano una comitiva di turisti o una scolaresca, è difficile immaginare che l'incidente non si sarebbe trasformato in dramma.
Invece, fortunatamente, il cardine ha ceduto di buon mattino, quando nell'androne che porta allo scalone di rappresentanza c'era solo il personale di servizio. Siamo nel cortile più profondo del Palazzo, nell'androne che a sinistra porta alla galleria del primo piano, dove sono esposti in queste settimane i quadri della collezione di Jonas Netter sotto il titolo «Modigliani, Soutine e gli altri maledetti». É l'evento clou della stagione delle mostre milanesi, un successo che ha richiamato a Palazzo Reale folle di turisti e milanesi. E tutti, dal primo all'ultimo, sono passati sotto quella volta, tra le due grandi ante di cristallo che si alzano fino a tre o quattro metri d'altezza. D'altronde, chi può mai immaginare che sicurezza e manutenzione non siano garantite, dentro il Palazzo che è il principale polo museale della città, e che nel primo cortile ospita anche i matrimoni?
Invece, patapùnfete. O, più esattamente: spatacràsh, o come diavolo deve essere stato il rumore di una lastra di centocinquanta chili di cristallo che si abbatte al suolo, disintegrandosi in migliaia di frammenti microscopici. Il personale, che - e anche questa è stata una bella fortuna - era a distanza di sicurezza, non ha impiegato molto a capire cosa fosse accaduto. L'anta di destra non c'era più. E il cardine che la sorreggeva era platealmente svirgolato verso l'interno, con l'aria di chi - arrivato a un certo punto della sua esistenza - non ha più avuto la forza di reggere un peso. Eppure il peso della lastra era sempre lo stesso da anni, forse da decenni.
Al personale non è rimasto che armarsi di ramazza, raccogliere i cocci e segnalare ai capi il disastro sfiorato. Come sia stato possibile che il cardine abbia ceduto, è una risposta che dovranno dare i tecnici: che devono avere fatto in fretta il loro sopralluogo, visto che ieri pomeriggio la situazione appariva già del tutto normale, il personale rispondeva che «non è successo niente», e l'unica prova concreta che qualcosa invece era successa la offrivano l'assenza dell'anta e il cardine svirgolato. Ai piani alti dell'assessorato avranno tirato giustamente un sospiro di sollievo per lo scampato disastro. E, almeno così si spera, saranno corsi a controllare come sta l'altro cardine, quello dell'anta di sinistra, per evitare che lo spatacràsh si ripeta, magari in orario meno propizio.