La paura pervade anche i quartieri-bene

L’insicurezza a Roma punta dritta verso quartieri tradizionalmente immuni da fenomeni di criminalità. Tra questi c’è via della Camilluccia: arrampicata su Monte Mario, tra alberghi di lusso, ambasciate e villette immerse nel verde, abbraccia un’area che ha sempre fatto della quiete il suo vanto e la sua attrattiva. E che ora, alla luce degli episodi che la stanno caratterizzando, ha dovuto registrare una decisa inversione di tendenza. I negozi rapinati in pieno giorno o scassinati con il favore del buio e le aggressioni ai residenti, da sporadiche eccezioni alla regola sono diventate spiacevoli consuetudini con cui è obbligatorio convivere.
Nelle ultime settimane hanno subito furti una parrucchiera di via Mario Fani, un supermercato e una farmacia in via Igea, una profumeria e un bar degli immediati dintorni. Un cittadino dell’Ecuador è stato aggredito da quattro romeni in via Guido Alfani e un tredicenne è stato minacciato con un coltello da tre rom minorenni, affinché consegnasse loro il giubbotto. Ancora una volta dunque, dietro a tutti questi episodi, ci sarebbero rom e romeni. Non molto distante, in via Pieve di Cadore, sorge infatti una struttura che ne ospita diverse famiglie. «Vivono lì ammucchiati in una specie di sgabuzzini», spiega un passante mentre indica un palazzone affacciato sulla strada. «Sembra una casbah, si trova chiunque e di tutto là dentro, io me ne tengo alla larga», aggiunge il titolare dell’edicola di via Fani.
È proprio nella strada entrata nella storia per il rapimento di Aldo Moro che la situazione pare del tutto fuori controllo: «L’illuminazione è scarsa e qui dopo le cinque c’è da aver paura - spiega infuriata una parrucchiera -. La porta del mio negozio è stata scassinata. E per cosa poi? Per venti euro che tenevo in un cassetto». E sugli autori del gesto non ha nessun dubbio: «Sono stati i romeni del residence. Me lo hanno detto anche i carabinieri, promettendomi che sarebbero andati a parlare con il loro capo. Ma poi non si sono più visti. Qui ci sono mille euro di danni. Nessuno fa niente, mentre se avessero toccato di nuovo la lapide di Moro si sarebbero precipitati Rutelli e tutti gli altri».
Sono tanti i commercianti e i residenti che hanno voglia di sfogarsi: come il barista a cui è stata forzata la serratura del locale, o la signora con bambino irrequieto al seguito che lamenta gli strani giri di Largo Cervinia. «Non siamo razzisti - precisa - ma è pieno di persone che passano la giornata a ubriacarsi, a chiedere l’elemosina con insistenza o a darci fastidio mentre facciamo la spesa». Ed è quando dalle parole si passa alla violenza o alle minacce fisiche, come nel caso delle rapine coltello alla mano, che il coro è unanime, che tutti si domandano con forza perché gli unici grandi assenti siano i controlli da parte dell’amministrazione.