«Paura sì, ma non fuggiamo»

Molti ora sono preoccupati e hanno paura, ma pochi sembrano intenzionati a fare le valigie e tornare nel Paese d’origine, a meno di non esservi costretti: i romeni che vivono in Italia risentono del clima pesante che si è creato nei loro confronti. E il timore di altre rappresaglie, dopo il raid punitivo di venerdì sera a Tor Bellamonaca, è vivo, anche se si moltiplicano gli appelli contro la xenofobia, le ronde e l’intolleranza. «Dopo la morte di quella povera donna a Tor di Quinto, in questi giorni la situazione è un po’ cambiata e sono preoccupato», ammette un cittadino romeno di 36 anni, da 12 a Roma, che ieri ha fatto la spesa proprio nel supermercato davanti al quale venerdì tre suoi connazionali sono stati aggrediti e feriti da un gruppo di italiani. Ma una signora romana che esce dallo stesso negozio commenta sicura che «non ci si può fare giustizia da soli, anche perché i delinquenti ci sono anche tra gli italiani».
Sono tante le famiglie straniere, soprattutto quelle romene che ieri si sono incontrate per fare la spesa al supermercato di via del Torraccio di Torrenova. Chi con i bambini per mano, chi in coppia, chi in gruppetti di due o tre persone, i residenti stranieri dei quartieri periferici lungo la via Casilina parlano della loro esperienza di vita in questa zona degradata a est di Roma dopo il raid di venerdì sera e l’omicidio di Giovanna Reggiani nel campo rom di Tor di Quinto.
«Ho due figli piccoli che vanno a scuola e io ho un lavoro regolare ma ora un po’ di paura ce l’ho», racconta una giovane donna romena all’uscita del Lidl. «Questo clima che si è creato - aggiunge - è pericoloso. Noi siamo brave persone, io lavoro come badante e chi delinque è una minoranza e bisogna fare una distinzione».
Dello stesso parere un altro romeno di 40 anni, che in compagnia della moglie e di due bimbi che frequentano la scuola materna del quartiere ha appena fatto la spesa nel supermercato di via del Torraccio di Torrenova. «Ho sempre lavorato, faccio il camionista - dice l’uomo - Vivo a Roma da 11 anni e i miei figli sono nati qui. Io spero che gli italiani sappiano fare una distinzione fra le brave persone e quelli che delinquono. Mi dispiace tantissimo per quello che è successo soprattutto per la storia di Tor di Quinto e un po’ di paura ce l’abbiamo. Ho sentito degli amici che vogliono tornare in Romania. Io non voglio farlo perché ormai la mia vita è qui. Certo - conclude l’uomo - non è una bella cosa vedere agli angoli delle strade o come qui nel parcheggio gente seduta a terra che beve o non fa nulla tutto il giorno».
Un uomo di 70 anni, di Roma, che vive dal ’49 a Torre Angela, ricorda come la zona è cambiata negli ultimi decenni, da borgata a quartiere. «Alcune strade, come questa via del Torraccio di Torrenova, nemmeno esisteva. Quello che più infastidisce - spiega - è anche l’aspetto della sporcizia che si vede agli angoli della strada. A me nessuno ha mai dato fastidio ma è anche vero che da qualche anno abbiamo messo le inferriate alle finestre».