Paura Sala, ha già perso mezza città

Il centrodestra riconquista cinque Municipi. Rispetto a Pisapia dalla sinistra sono scappati 100mila elettori

Lo ha detto ieri il premier e segretario del Partito democratico Matteo Renzi: «Non sono contento, avrei voluto di più». E qualcuno di molto vicino a lui, racconta che in cima ai cahiers de doléances ci sarebbe proprio l'opaca prestazione di Giuseppe Sala e del suo partito proprio a Milano. Troppi errori e un vantaggio che solo pochi mesi fa sembrava incolmabile, buttato via a vantaggio di uno Stefano Parisi che adesso al centrosinistra fa davvero paura. Perché le tendenze sono difficili da invertire e il maratoneta in rimonta è quasi sempre il primo a strappare il filo di lana sul traguardo. E Sala rispetto al Giuliano Pisapia di cinque anni fa, è già stato capace di dilapidare un patrimonio di centomila voti.

Per nulla da sottovalutare anche la robusta prestazione di Forza Italia che proprio a Milano ha dimostrato uno stato di salute che in pochi le avrebbero concesso alla vigilia. Sfondato il tetto del 20 per cento e quasi doppiata una Lega impiombata sotto il 12, gli azzurri hanno mandato di traverso il lunedì al segretario leghista Matteo Salvini. Fino alla vigilia piuttosto sicuro di poter sorpassare i berlusconiani e mettere un mattone nella scalata interna al vertice del centrodestra. E, invece, la straordinaria capacità organizzativa di Mariastella Gelmini ha militarizzato il partito portando lei stessa al record delle 12mila preferenze e gli azzurri a raccogliere un risultato che nessuno aveva previsto.

Ora il secondo tempio di una partita che si è già cominciata a giocare a suon di metafore calcistiche. E così tra calci di rigore e parate, il primo a mettere sul mercato i suoi voti è stato il radicale Marco Cappato. Disponibile a cederli a chi inserirà nel programma qualche tema lui caro. Il vantaggio di Sala su Parisi è di appena 5mila voti e, tanto per dire, il solo Cappato ne potrebbe muovere oltre 10mila. Poi ci sono i 6mila di Nicolò Mardegan, i 19mila della sinistra-sinistra di Basilio Rizzo e soprattutto i 54mila dei «grillini».(...)