Paure e trame, 800 peones a rischio rielezione

I «parlamentari semplici» consultano i dati del 2006 per capire quanti sono i posti utili in lista e contano 60 seggi in più per la Cdl

da Roma

Io speriamo che me la cavo, sapete qual è il volumetto più richiesto in questi giorni all’Ufficio documentazione di Montecitorio? «Risultati delle elezioni del 9 e 10 aprile 2006» s’intitola, e non crediate che gli onorevoli vadano a compulsarlo per nostalgia di un sogno troppo breve. Confrontano invece cifre e coefficienti, calcolano sino a che posto in lista nella propria circoscrizione è garantito il ritorno, aggiungono (se di centrodestra) o sottraggono (quelli dell’Unione) la quota parte del premio di maggioranza, cercano di indovinare se il proprio leader opterà per un altro seggio penalizzando così altri. Appunto, io speriamo che me la cavo. Perché è partita la grande corsa, rovinosa per almeno 800 dei mille fra senatori e deputati, i peones a rischio d’esser lasciati a casa quando suona la campana delle elezioni. Oltretutto si vota come due anni fa, non dipende da te né dagli amici che rastrellano voti nel tuo collegio, non c’è la preferenza: il ritorno in Parlamento lo decidono i vertici del partito, se ti mettono basso in lista è la fine. Una corsa purificatrice però, a suo modo equa e solidale come la dea bendata, perché almeno alla Camera ci sono 60 scranni, quelli del premio di maggioranza, che nel 2001 erano andati al centrosinistra e ora passano alla Cdl.
È tempo di lacrime e sangue, ne trovi pochi che sorridano in Transatlantico o nel salone Garibaldi, perché la certezza di tornare non c’è. Letteralmente in lutto, i 263 deputati e 116 senatori alla loro prima esperienza parlamentare: non hanno maturato nemmeno il diritto a versare i contributi volontari per la pensione, la legislatura è durata solo 22 mesi invece dei fatidici due anni e mezzo, e quelli della coalizione uscente rischiano di restare a becco totalmente asciutto: gli altri della Cdl almeno, han la speranza di tornare. Per Forza Italia Berlusconi ha già promesso che «gli uscenti saranno riconfermati» assicura Guido Crosetto. «Ma alla fine le candidature le decide lui», sorride Giuseppe Cossiga mentre Salvatore Cicu aggiunge che sì, «c’è suspense anche fra noi, pure i giovani con poche legislature». Saranno puniti gli assenteisti? «In verità da noi hanno lavorato tutti con coscienza», dice Osvaldo Napoli, «non per vantarmi ma io ho il 93,5% di presenze». Già, il problema per Forza Italia non si pone; tremano un poco in An e ancor più nell’Udc perché il Cavaliere farà man bassa. Però anche per lui il problema serio si porrà al Senato. Nonostante i sondaggi e il vento in poppa, sarà difficile cogliere a Palazzo Madama una maggioranza massiccia e di assoluto riposo, «dunque lì serviranno veri peones, senatori giovani e forti sempre pronti al voto» riconoscono un po’ tutti. Ci sarà un ricambio? Si fanno già i nomi di vecchie glorie, con numerose legislature alle spalle, che saranno invitate al meritato riposo: Alfredo Biondi, Egidio Sterpa, Lino Jannuzzi, Gustavo Selva.
Nell’Unione c’è il vincolo delle legislature a far da mannaia naturale, stemperando un poco il giogo della più che certa sconfitta elettorale. Ed è in corso un dibattito angosciante: questa legislatura abortita anzitempo, vale o si dà per non buona? In Rifondazione è obbligatorio il turnover dopo due mandati, con eccezione del segretario e del presidente, e par certo che non torneranno Giovanni Russo Spena e Ramon Mantovani. «Al Senato, noi siamo tutti nuovi», sorride Manuela Palermi spiegando che nel Pcdi, anch’esso col vincolo di due mandati, pure alla Camera gli uscenti «saranno quasi tutti riconfermati». Come candidati ovviamente, perché quanto a tornare in Parlamento è tutto da vedere. Come faranno a spartirsi i posti sicuri nelle liste della Cosa rossa? «Sarà come la corsa per la salsiccia al centro della polenta, nelle famiglie povere di un tempo», sorride amaro un senatore, «finirà a forchettate reciproche sulle mani».
Nel Pd, che in statuto ha stabilito la barriera dei tre mandati, il subbuglio è già alto e dirompente. È concesso solo un 10% di deroghe, per la Camera vuol dire 28 fortunati, che saranno gestite esclusivamente da Walter Veltroni coadiuvato da Dario Franceschini. Significa che Piero Fassino torna, ma resta a casa la moglie Anna Serafini. Non torna nemmeno Giovanna Melandri pare, e così Livia Turco. Vanno in pensione Ciriaco De Mita e Sergio Mattarella. Mentre tremano quanti hanno due legislature prima di questa. «Sta scritto “per il periodo di tre mandati”, cioè mandati pieni», tranquillizza Nicodemo Oliviero. «E se uno ha 14 anni di Parlamento, allora può tornare?», accampa Vladimiro Crisafulli.
Forza, rigira la ruota. E gli unici che non han problemi sono proprio i più vecchi. Ma sì, i senatori a vita.