Paure Il virus dell’Est «contagia» Piazza Affari, Unicredit e Intesa nel mirino

Il sistema finanziario dell’Europa dell’Est scricchiola e le banche internazionali presenti nell’area devono fronteggiare una situazione sempre più critica. A lanciare l’allarme è stata l’agenzia di rating Moody’s avvisando che «il giudizio sulle banche locali finirà sotto pressione e poi toccherà alle loro controllate». Immediata la reazione in Borsa. La bufera che soffia dall’Est ha travolto anche le due banche italiane più esposte nell’area: Unicredit e Intesa Sanpaolo. Il gruppo guidato da Alessandro Profumo ieri è crollato di un altro 7,35% che si somma al -8,4% del giorno precedente. Il titolo è sprofondato sui minimi degli ultimi 12 anni. Inutile la riconferma di Profumo alla carica di ad: da allora Unicredit, in sei sedute, è scivolato del 21,3%. Le vendite hanno colpito anche Intesa Sanpaolo che ieri ha bruciato il 7,6% del suo valore dopo il 3,4% perso lunedì, portandosi ai minimi di fine gennaio. All’allarme di Moody’s si è poi aggiunta Standard & Poor’s, secondo cui «alcune banche europee come Unicredit hanno avuto un ruolo cruciale nell’ex blocco comunista, finanziandone la crescita e surriscaldando i sistemi bancari, e ora stanno soffrendo per la crisi dell’Europa Orientale». Per misurare lo stato di salute dei Paesi dell’area le valute sono un termometro efficace. Negli ultimi tre mesi lo zloty polacco ha perso il 32,1% sull’euro, il fiorino ungherese il 22,6%, il rublo russo il 20,9%, il leu rumeno il 17,4% e la corona ceca il 16%. Lo scenario diventa sempre più fosco: la fuga dei capitali esteri ha messo al tappeto le valute, soffocando le famiglie che si erano indebitate in euro per approfittare dei tassi bassi. Di conseguenza, le banche si trovano a fronteggiare il pericolo di un vertiginoso aumento dei clienti che non saranno in grado di pagare la rata del mutuo. Unicredit non può stare alla finestra: a settembre aveva impieghi nella zona per 88,4 miliardi di euro su un totale di 624 miliardi. La quota maggiore è in Polonia (21,7 miliardi), seguono Russia (10,6 miliardi), Croazia (8,1 miliardi), Repubblica Ceca (6,7 miliardi) e Ucraina (4,5 miliardi). Senza considerare i Paesi asiatici dell’ex Unione Sovietica, colpiti dal calo del petrolio. Mi aspetto che «Unicredit alzi gli accantonamenti prudenziali legati all’area dell’Europa dell’Est portandoli al 2% degli impieghi totali», spiega un analista.
Pronta tuttavia la replica di Unicredit: il gruppo non farà mancare risorse alle controllate del Centro-Est Europa, ha assicurato alla Dow Jones il responsabile della divisione Emerging Markets, Federico Ghizzoni, precisando che nel 2008 l’utile di Unicredit in questa regione è stato superiore al budget (il cda sui conti è il 17 marzo).
Non è immune dal virus dell’Est Europa nemmeno Intesa Sanpaolo: a fine settembre circa il 12% dei ricavi del gruppo proveniva da quell’area. Moody’s stima che il 10,5% degli utili ante imposte di Intesa dipende dall’attività nell’Europa orientale, contro il 27,5% di Unicredit.