Pausa d’autore tra prodotti bio e sorprese tirolesi

(...) si vola con il conto, considerando pure che tante aziende ricorrono ai ticket o riconoscono un rimborso massimo, che per chi lavora al Giornale è, ad esempio, di 13 euro, motivo per il quale spesso si va a fare la spesa in un panificio piuttosto che una salumeria per mangiare poi in santa pace alla scrivania, senza gente che ti spinge, discute per una sedia, ti fuma accanto (ai tavolini all’aperto) e via così di amenità in amenità.
Prima tappa, assolutamente casuale, al Centro Botanico in zona Brera, con un ingresso in San Marco e l’altro in via Solferino, telefono 02.29013254. È il paradiso nel biologico e del politiocamente corretto (il sacchetto è biodegradabile), scaffali in legno, tutto ben ordinato, una boutique del buono e del sano a prezzi che non sono alla portata di tutti anche perché lo stile d’insieme non è pensato perché il posto appaia popolare, come invece succede con Eataly che vuole rendere idealmente accessibili a tutti i cosiddetti prodotti di nicchia.
La spesa di quel martedì ha condizionato quelle a seguire perché ho voluto vedere cosa avrei speso altrove acquistando sostanzialmente le stesse cose. Per 15,50 euro ho gustato 150 gr di emmentaler salisburghese affettato (3,40 euro), un etto di speck (6,75), una confezione di mezzo chilo di pane integrale di segale con semi di lino (3,50) e una confezione di due yogurt ai cereali tostati a 1,85. Tutto bio e tutto ottimo, salvo lo yogurt un po’ acquoso. Il solo vero appunto, lì per lì, lo si potrebbe fare al prezzo, però la qualità costa e i negozi non sono opere pie, tutti anche i più squallidi.
E infatti, senza scendere a livello discount e primi prezzi e senza volere fare un’inchiesta con notaio al seguito, sono comunque emersi due livelli ben distinti, entrambi validi per gusto e sapori. Con Eataly, nell’interessato del Coin di piazza Cinque Giornate, e con Peck in via Spadari siamo praticamente alla pari con il Centro Botanico, rispettivamente 15,19 euro e 14,24. Da Eataly 5,88 un etto di crudo di Parma in vaschetta, da Peck 4,69 per un etto affettato al momento, esercizio penalizzato, nel mio giro, dalla mancanza del classico vasetto di yogurt vaccino. Quello in capra, dal sapore molto marcato, costa 3,20 euro con 150 gr di prodotto in vasetto di vetro, scelta che ha fatto balzare all’insù il conto finale perché Peck, su certi prodotti-bandiera, ha un valido rapporto qualità/prezzo, una realtà che ha visto ieri i fratelli Stoppani festeggiare i primi cinquant’anni al comando.
Poi è ovvio che un supermarket sia più conveniente, ma pure più impersonale. Ad esempio, al GS di piazza Principessa Clotilde, esercizio medio-piccolo, ho speso 9,68 con un risparmio evidente (anche a livello di piacere però): 1,90 il pane nero, 1,39 gli yogurt Parmalat fibresse, 3,99 l’etto di Parma e 2,35 il leerdammer, entrambi già a fette e in vaschetta sigillata (e ancora 5 centesimi per il sacchetto). Ma il vero vincitore è Delicatessen, il mini-emporio di bontà del Sud Tirolo con casa madre a Bressanone. Due sedi, in quella di piazza Santa Maria Beltrade 8 euro (arrotondati, era 10 centesimi in più) tutto è in bella mostra in pochi metri quadri e anche se la commessa, Anna il suo nome, quando affetta non ha l’occhio per il peso (un etto di formaggio diventa uno e 30, lo speck addirittura 1,46) la somma finale è assolutamente sorridente.