"Pause sacrosante ma mancano 9mila dottori"

Carlo Palermo è vicesegretario vicario dell'Anaao-Assomed, l'associazione dei medici e dirigenti del Servizio sanitario nazionale ed è impegnato nella trattativa contrattuale sulle 11 ore.

Dottor Palermo, le direttive europee aiutano o complicano il lavoro dei medici?

«Sono norme per garantire più sicurezza nelle cure. Lei preferirebbe essere operato da un chirurgo riposato o da uno che ha lavorato tutta la notte?».

Mi lasci pensare...

«Negli Stati Uniti questa non è una domanda paradossale, ma è inserita nei questionari per il consenso informato. L'orario europeo è giusto e va applicato. Si tratta di organizzare al meglio i turni di servizio».

Perché da noi è così difficile?

«Gli organici sono in sofferenza da anni soprattutto nelle regioni alle prese con i piani di rientro».

Cioè in dissesto finanziario.

«Il Lazio ne sta uscendo e ha annunciato che assumerà 3.500 persone: ma adesso chi sta facendo il loro lavoro?».

E le regioni dove la sanità funziona?

«Subiscono gli effetti dei tagli, o dei mancati adeguamenti, al Fondo sanitario nazionale per il blocco del turn-over. Chi va in pensione non viene sostituito. Dal 2010 a oggi calcoliamo che manchino 9.000 medici».

Finora la sanità italiana si è arrangiata.

«Ma il tempo delle deroghe è finito. Si dovrebbe sforare l'orario europeo soltanto in situazioni eccezionali, non prevedibili e transitorie, per esempio in caso di incidenti o epidemie».

L'Europa non ha introdotto ulteriori rigidità?

«Le direttive fissano la durata del riposo continuativo: 11 ore nell'arco delle 24. Significa che ci sono altre 13 ore da organizzare. L'altro principio è sancito dalla Corte di giustizia europea: il lavoratore che superi il limite ha diritto di recuperare immediatamente il riposo non goduto. Si tratta di regolare il resto con il contratto».

Non ci sono troppi laureati rispetto ai posti disponibili?

«Un conto sono le lauree, un altro le specialità. L'università è buona, consente ai nostri laureati di farsi valere in tutto il mondo. Formare un giovane medico costa 150.000 euro. Ma ogni anno 1.500 devono andare all'estero mentre da noi mancano almeno 2.000 specialisti all'anno, soprattutto pediatri e anestesisti, per coprire i pensionamenti».

Che soluzioni propone?

«Per esempio, recuperare il ruolo formativo del Servizio sanitario. Anni fa si cominciava a lavorare con la laurea abilitante e ci si formava lavorando».