Pausini si reinventa sul palco

È inutile, non c’è artificio che tenga: può vestirsi di nero, pardon di un sexy «total black» targato Armani, o indossare una pioggia luccicante di Swarovsky; può giocare la carta di un palcoscenico mastodontico che lascia a bocca aperta, acceso com’è da luci ed effetti speciali sparsi in ogni dove, ma di Laura Pausini una cosa sola colpisce. Sempre la stessa dal ’93, quando scese timida dalla scalinata di Sanremo per raccontare del suo amato Marco, andato via per non tornare più: quella voce prodigiosa e poderosa, che incanta mentre ammalia, che dà uno spessore diverso pure alle ballate d’amore più scontate, a quelle che un’altra interprete avrebbe buttato lì, nel mucchio, tanto per fare numero e cassa.
La voce insieme con il successo internazionale, compagno di viaggio instancabile dell’ugola di Solarolo, provincia di Ravenna, che sabato, domenica e lunedì sarà di scena al Palalottomatica. Tre date, in origine ne era prevista una soltanto, che la dicono lunga sul livello d’attesa da cui l’evento è circondato: sono quattro anni che l’artista manca dalla capitale e già si respira l’aria del tutto esaurito.
L’occasione la dà la promozione del suo ultimo album, Primavera in anticipo, sei volte disco di platino e stabilmente in vetta alle classifiche da oltre due mesi. Mentre lo show, pare quasi una conseguenza logica, non dovrebbe deludere le aspettative dei fan: a partire dalla scaletta, infarcita con oltre 30 brani che seguono una struttura circolare davvero curiosa. La prima nota di Invece no, il singolo più recente, è la stessa dell’ultima di La solitudine, il brano che ha lanciato Laura e che chiude i bis. Impossibile non parlare di un viaggio a ritroso nel tempo, che propone una nutrita serie di tappe da delirio karaoke: Un’emergenza d’amore, Strani amori, Tra te il mare e Non c'è, giusto per fare qualche esempio.
In mezzo tre medley, di cui uno acustico, e soprattutto i tributi, uno più celebre dell’altro: Destinazione paradiso di Gianluca Grignani, Spaccacuore di Samuele Bersani, La mia banda suona il rock di Ivano Fossati e Io canto di Riccardo Cocciante. Oltre, esattamente a metà del live, a un momento di riflessione: prima di intonare Sorella terra, infatti, la Pausini ferma la musica e parla di ambiente ferito e di rispetto per la natura che ci circonda, sulla scia dell’esempio di Bono, Al Gore e tutti gli altri. Ma la sua non è una predica di maniera, quanto un’adesione condivisa, maturata dopo «un lungo studio», come lei stessa ha sottolineato durante una recente intervista.
Ha deciso di non risparmiarsi la Pausini: nel corso dello show si cambia d’abito più di una volta, in fretta, sfruttando gli speciali camerini piazzati sotto il palco. Canta a cappella e propone nuovi arrangiamenti di alcuni suoi successi, per garantire ritmo e brio dall’inizio alla fine dell’esibizione. A scortarla sotto i riflettori c’è una band tutta italiana, guidata da Paolo Carta, compagno di Laura anche nella vita. Intorno a loro ci sono invece quattro schermi in movimento e uno statico, largo 21 metri e alto 8, assieme ad altri a forma di goccia. E una volta chiusa la parentesi italiana, a fine aprile, l’artista porterà il suo spettacolo in alcune importanti capitali europee prima di trasferirsi negli Stati Uniti, in Canada, in America Latina e in Australia. Anche lì, che importa se così lontano, la sua voce è di casa.