Il pavé costa troppo ed è pericoloso «Vada in pensione»

Chiara Campo

Tanto è bello quanto odiato. Da motociclisti e ciclisti che rischiano ogni giorno di cadere o si ritrovano con le gomme rovinate, dalla gente che regolarmente ci inciampa, i conducenti del tram che sono costretti a interrompere la corsa per rimettere un massello al proprio posto. E quanto costa: la bellezza di 7-8 milioni di euro all’anno. La difesa del pavé a tutti i costi sta perdendo quota, e anche la Sovrintendenza ai beni architettonici e ambientali della Lombardia è finalmente disposta a valutare caso per caso dove il vincolo storico che ne ha impedito finora la rimozione dei masselli in città possa essere eliminato. Un’apertura sperata da molti, e che ieri il presidente della Commissione comunale Lavori Pubblici, Fabrizio De Pasquale ha riferito ai consiglieri, uniti una volta tanto senza distinzioni di partito ad ammettere che il problema esiste e va risolto. Oggi 520mila metri quadri di strade cittadine sono ricoperte da masselli e 157mila da cubetti di porfido. I tecnici comunali hanno calcolato che per la manutenzione ordinaria si spendono circa 1,2 milioni di euro, mentre per quella straordinaria nel 2003 si spesero 5 milioni e 500mila euro, quest’anno 4 milioni. E i progetti mirati di sostituzione e recupero, come quello previsto l’anno prossimo in corso Magenta, costano tra i tre e cinque milioni. «Le aziende che producono masselli - precisa poi De Pasquale - sono pochissime, i cantieri lunghi e problematici e paralizzano il traffico. Basta citare il caso di via Cusani e Broletto, dove i lavori sono in corso. Nelle strade di forte circolazione, come via Torino, ogni 2-3 anni si rovinano e vanno risistemati». Il consigliere azzurro non trascura «le 350 cause legali che il Comune subisce ogni anno da cittadini danneggiati dalle insidie stradali». La proposta lanciata da De Pasquale in Commissione è dunque di chiedere al Comune che promuova «un tavolo con la sovrintendenza, che si è già detta disponibile a rivedere il vincolo caso per caso nella Cerchia, ed è favorevole ad eliminarlo nelle strade in periferia, perché si proceda alla sostituzione del pavé con altri materiali in tutti i casi possibili». Lontano dal centro, l’elenco delle vie da cui si potrebbero togliere i masselli secondo il consigliere è lungo: da via Procaccini a Leoncavallo, Filzi, Pasubio, Sabotino, piazza Concordia e Firenze. Ma anche in strade del centro che oggi «sono circondate da grattacieli moderni, come via Turati, San Marco o De Amicis, si potrebbero sostituire ad esempio con il porfido. Il valore storico del pavé potrebbe sopravvivere, riutilizzandolo nelle vie pedonali o nelle nuove zone a trenta all’ora, ad esempio lungo i Navigli».
D’accordo il consigliere dei Ds Marco Cormio, «perché è bene capire, specie nelle strade molto trafficate, se è possibile utilizzare un materiale più funzionale. Rimarrebbe il problema dei depositi per i masselli eliminati, ma forse si potrebbero recuperare in periferia, nelle piazze dei vecchi borghi storici, come Greco e Quarto Cagnino».