Pavarotti, un testamento con troppi veleni

Una conoscente racconta lo sfogo del Maestro: "Mia moglie mi tormenta, pensa sempre ai soldi". E secondo alcuni Big Luciano si era riavvicinato alla ex. Amici del tenore accusano Nicoletta di pressioni. Il notaio smentisce: "Illazioni"

Modena - Il notaio dice: sono solo illazioni. Però, nel più trito e ritrito rituale scandalistico, non si è fatto in tempo a chiudere la bara di Luciano Pavarotti che è iniziata la ridda di ipotesi sul destino della sua enorme eredità (circa 200 milioni di euro) e sui rapporti controversi tra le sue donne, Nicoletta e Adua. Di ieri l’ultima rivelazione: un’amica di famiglia, la ginecologa bolognese Lidia La Marca, ha riferito alla Stampa un colloquio riservatissimo avuto con il tenore il 16 agosto, pochi giorni prima della morte. Pavarotti le avrebbe confidato che «sto malissimo, in questi ultimi anni Nicoletta mi sta tormentando, mi fa vivere da solo, sono isolato, i miei amici non mi vengono a trovare, parla male delle mie figlie, mi circonda di persone che non mi piacciono». E, per di più, la moglie «pensa sempre ai soldi, arriva con documenti da farmi firmare. Minaccia di non farmi rivedere Alice (l’ultima figlia - ndr)». Insomma, un atto privato, intimo e doloroso come la distribuzione dei beni di una persona che se ne è andata, sta diventando una colossale messinscena pubblica che probabilmente, conoscendo il suo senso della famiglia e l’attaccamento profondo alle figlie, avrebbe disgustato lo stesso Pavarotti. Lo conferma anche il notaio Luciano Buonanno di Pesaro, che il 29 luglio andò a trovare il Maestro nella sua villa per redigere l’ultimo testamento, quello che ufficialmente fa seguito all’atto compilato a New York prima dell’operazione chirurgica dello scorso anno. «C’è troppo accanimento - ha detto - su questa storia e sulla figura di un grande artista: già prima che morisse ho ricevuto pressioni da un imprenditore intenzionato ad acquistare a tutti i costi la villa di Pesaro». Un esempio veloce che rende l’idea di quale sia l’impietoso brulicare d’interessi intorno ai beni del Maestro.

Quando il notaio lo incontrò, quella domenica di fine luglio, Pavarotti era «dimagrito di almeno trenta chili, ma ancora imponente e con tutti i capelli». Soprattutto, era «lucidissimo». «Non so - ha continuato - se ci siano stati cambiamenti rispetto ad altri eventuali testamenti precedenti, di cui non conosco né l’esistenza né il contenuto. E comunque potrebbero esserci anche 15 testamenti validi e non incompatibili tra loro». L’avviso dell’esistenza di quest’ultimo testamento è stato notificato agli interessati due giorni fa ma, secondo il notaio, non ci sarà particolare fretta nell’apertura: «Il lutto è ancora troppo recente e c’è troppa pressione. E comunque si tratta di persone che hanno i mezzi per andare avanti».

Secondo altre voci, Pavarotti, che negli ultimi tempi si sarebbe riavvicinato alla ex moglie Adua, avrebbe lasciato la metà del suo patrimonio alle quattro figlie Giuliana, Cristina, Lorenza e Alice, dividendo il resto tra Nicoletta (25 per cento, più i diritti su incisioni e sfruttamento immagine) e i collaboratori (l’altro 25 per cento). Secondo l’orrida (e ipotetica) contabilità testamentaria, la villa di Santa Maria di Mugnano dove il tenore è morto andrebbe alle figlie e non a Nicoletta, che manterrebbe il ristorante Europa 92 di Modena, il parco dove si teneva il Pavarotti and Friends e l’appartamento con vista su Central park a New York. E di sicuro le rivelazioni dell’amica di famiglia sui presunti documenti fatti firmare dalla moglie al maestro morente sono destinati a ravvivare di più ancora la sarabanda della successione.

Insomma, proprio come quando scoppiò il caso sulla sua evasione fiscale, dietro a Pavarotti si agita il conflitto irrisolvibile tra le due famiglie - Adua da una parte e Nicoletta dall’altra - che hanno accompagnato la vita del tenore dei tenori.

Certo, girando per Modena e parlando con la gente che sta ancora piangendo il loro Maestro, la gran parte delle voci è contraria a Nicoletta Mantovani, drasticamente bocciata dai pavarottiani della prima ora e gelidamente valutata da quasi tutti gli altri, che non hanno perso occasione, negli ultimi anni, di commentare sfavorevolmente tutte le sue iniziative. Dividere è il destino dei grandi, e Pavarotti non ha fatto eccezione, confinando però divergenze e contrasti quasi esclusivamente sul fronte privato. E su questo versante piomberanno ancora chissà quante altre supposizioni. Ora, tra la ridda di voci sulla sua eredità, dovrebbe alzarsene un’altra forte almeno come la sua per zittire tutto e lasciare le cose al loro destino.