Pavarotti, tutti i «segreti» del tenore

«La musica - amava ripetere Pavarotti - è uno strumento per raccontare e non dimenticare; per dare voce a chi non ne ha». E a essere ricordato oggi è proprio il tenore modenese, a un anno esatto dalla scomparsa. Libri, mostre, concerti: tante le iniziative in programma per celebrarlo. Due in particolare: una mostra sulla carriera e la vita privata del tenore e un volume che sottolinea il particolare rapporto di Pavarotti con la Bohème.
L’esposizione Luciano Pavarotti, l’uomo che emozionò il mondo racconta il cammino artistico del tenore proponendo una lettura degli oltre 40 anni di carriera sia in chiave pubblica che privata. Si tratta di una mostra itinerante, sarà inaugurata, infatti, nella capitale il prossimo 16 ottobre, al Vittoriano, e resterà a disposizione dei visitatori fino al 10 dicembre per poi spostarsi in Francia, negli Stati Uniti e in Australia. «Questa mostra - spiega il ministro della Cultura, Sandro Bondi -, rende omaggio a un personaggio che ha portato oltre i confini nazionali un’immagine positiva dell'Italia». Lungo il percorso espositivo, allestito nell’ala Brasini, i visitatori potranno ammirare i costumi di scena, gli spartiti, i libretti, le locandine e i tanti premi ricevuti da Pavarotti; non mancherà, però, anche una parte più intima del tenore raccontata dalle foto e dai filmati di semplici ricordi di vita. «È una mostra - spiega Nicoletta Mantovani - che parla a tutto campo della vita di Luciano, dall’infanzia fino agli ultimi momenti di una vita spesa per la musica con l’orgoglio di essere italiano». Questa mostra (aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30; il venerdì e il sabato fino alle 23.30 e la domenica fino alle 20.30) non vuole essere un’operazione commerciale, quindi è a ingresso gratuito, così come il libro Pavarotti e la Bohème, che non verrà venduto ma solo distribuito alle più importanti biblioteche del mondo (tra cui la Nazionale e quella del Conservatorio di Santa Cecilia). Si tratta di un volume, ricco di immagini edito dalla fondazione Marilena Ferrari, che ricostruisce l’intenso rapporto tra il maestro e l’opera di Puccini; «l’opera - raccontava Pavarotti - che mi ha cambiato la vita».