Pavia, "Alberto ha agito con crudeltà"

È questa l’aggravante che si aggiunge all’accusa di omicidio volontario
per Alberto Stasi. Ma gli inquirenti cercano ancora un movente. Tra dieci giorni i primi risultati del Ris

Garlasco (Pavia) - Con il conferimento degli incarichi a due capitani del Ris, che verranno affiancati da tre periti di parte, l’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi lascerà da lunedì le polverose stanze delle caserme, per entrare negli asettici laboratori scientifici. La procura di Vigevano ieri ha formalmente chiesto ai due ufficiali di comparare impronte digitali e il Dna con quelli prelevati a una serie di soggetti. Una lavoro che dovrebbe concludersi entro una decina di giorni.

Intanto la giornata di ieri è stata contrassegnata dall'ennesimo giallo: quello delle aggravanti relative all’accusa per il fidanzato della vittima, Alberto Stasi, l’unico iscritto nell’elenco degli indagati. Fermo restando il reato, omicidio, nell’avviso di garanzia sarebbero state aggiunti «i futili motivi e la crudeltà». A causa della riservatezza degli investigatori non c’è stata fino a sera tardi una chiara conferma o smentita. Le ipotesi di reato contestate ad Alberto Stasi sono tra l’altro contenute nell’avviso di accertamenti tecnici non ripetibili inviato alla difesa e alla parte offesa. L’unico a sbilanciarsi è stato l’avvocato di Stasi, Giovanni Lucido che, pur ammettendo che l’accusa a carico del suo assistito è quella di omicidio aggravato dalla crudeltà (la ragazza è stata massacrata con dieci colpi di spranga in testa inferti con estrema ferocia) ha però escluso i «futili motivi». «Se non sappiamo i motivi del delitto, come facciamo a definirli futili?».

Chiara, 26 anni, è stata uccisa il 13 agosto nella sua villetta di Garlasco da uno sconosciuto. Il suo corpo è stato poi scoperto da Alberto Stasi, 24 anni, diventato immediatamente l’unico sospettato e poi, dal 20 agosto, l’unico indagato. Alle indagini tradizionali sono state affiancate quelle del Ris (Reparto investigazioni scientifiche), che ha raccolto una mole immensa di tracce e materiale organico dalle abitazioni Poggi e Stasi, di cui ora verrà eseguita un’analisi completa. Eccoci pertanto al conferimento degli incarichi al capitano Alberto Marino, per il Dna, e al capitano Aldo Mattei, per le impronte digitali. Tutto il materiale raccolto è già stato catalogato e ora sarà comparato con il Dna e le impronte digitali prelevati ai famigliari di Chiara e ad Alberto Stasi.

Già queste analisi dovrebbero dire chi sia entrato i casa, dove si sia mosso, ma soprattutto se l’assassino abbia lasciato la sua «firma», magari proprio sul corpo della povera ragazza. E qualora si trovasse una traccia che non appartiene a qualcuno di «conosciuto», ciò significherebbe che in giro per Garlasco c’è un maniaco omicida, finora neppure sfiorato dal sospetto. Di cui si potrà anche avere il profilo del Dna, le impronte digitali, ma chiaramente non la possibilità di effettuare comparazioni.

Gli esperti del Ris saranno affiancati da Marzio Massimiliano Capra, biologo genetista forense dell’Istituto di medicina legale di Milano, nominato da Gianluigi Tizzone, legale della famiglia Poggi, e da Francesco Maria Avato e Matteo Fabbri, docenti dell’Università di Ferrara, nominati dall’avvocato Lucido. Il loro lavoro inizierà lunedì e dovrebbe concludersi, in base a quanto disposto dal pm Rita Muscio, entro 45 giorni. Che in realtà dovrebbero ridursi a una decina, visto il clamore del caso.

I rilievi tecnico-scientifici non escludono però completamente le tradizionali attività investigative, anche se ormai siamo alle battute finali. Infatti, i sopralluoghi alla ricerca di abiti insanguinati e armi del delitto si sono finora conclusi con un nulla di fatto e ora anche gli interrogatori, oltre 100 i testimoni sentiti, stanno finendo con gli stessi esiti: nessun spunto per individuare il movente di questo crudele delitto.