A Pavia le elementari pagano tremila euro per insegnare lo shiatsu

DI TUTTO DI PIÙ Dai corsi di frisbee ai master in breakdance Ma c’è anche chi organizza degustazioni enologiche e culinarie

Gran bella cosa l’«autonomia scolastica». Che meraviglia l’«autonomia didattica». Soprattutto se tanta libertà venisse utilizzata per «elevare il profilo qualitativo della pubblica istruzione». Questo prevedeva infatti il legislatore quando, alla fine degli anni ’90, pose le basi per un «insegnamento più moderno e al passo con i tempi».
Il decreto nº 275 dell’8 marzo 1999 parlava di «consulenti» in grado di proporre nuove discipline «utili» alla crescita degli studenti; eccole le parole chiave: «consulenti» e «utili», le stesse due parole su cui oggi - a dieci anni dall’emanazione di quel decreto - si è definitivamente arenata la nostra scuola. I «consulenti» si sono infatti moltiplicati in maniera inversamente proporzionale all’«utilità» delle loro offerte extracurriculari. Prendete nota di quest’ultimo aggettivo, perché è proprio un certo lessico burocratese che illumina il grande luna park degli sprechi.
Non si tratta di briciole, ma di 58 milioni di euro. La somma (relativa al 2006) l’ha messa online il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, nell’ambito dell’operazione trasparenza dello scorso giugno. Si è scoperto così che esattamente 58.314.498 euro sono stati spesi per insegnare le cose più incredibili. Chi ci ha guadagnato? Sicuramente i 36.066 consulenti che in un anno sono entrati in classe per svelare, ad esempio, i segreti della «pesca alla trota», dei «massaggi giapponesi» e della «capoeira brasiliana». Ma se attività ittica, pratiche orientali e balli carioca lasciano seri dubbi su possibili sbocchi occupazionali, non si può dire lo stesso riguardo al corso di «melodie natalizie» (3.600 euro): a Napoli gli studenti che hanno seguito il «master » hanno infatti scommesso su un futuro da zampognari.
Mentre una scuola su due cade a pezzi e c’è chi muore colpito dal crollo del soffitto della propria aula, spuntano consulenti che vanno in cattedra per indottrinare il prossimo sull’«antica arte di guardare le nuvole» o per «tradurre l’Iliade in veneziano». Non sono boutade, ma corsi veri, pagati con soldi veri: quelli che il ministro Gelmini vorrebbe tagliare per destinarli a obiettivi un po’ più seri del corso di «shiatsu» pagato 2.800 euro da un’elementare nel Pavese.
Su questo punto è d’accordo il segretario dello Snals, Marco Paolo Nigi: «È vero, a volte nelle scuole si organizzano cose che non stanno né in cielo né in terra, ma non si può fare di tutta un’erba un fascio. La scuola è fatta anche di eccellenze che andrebbero premiate». Il ministro Gelmini vuole puntare sulla meritocrazia, ma purtroppo nelle scuole ad essere di moda è la «didattica tutti-frutti».
«Molti professori hanno perso di vista le priorità: è necessario tornare a studiare seriamente», sottolinea Giorgio Rembaudo, presidente dell’Associazione presidi. Ma cosa c’entra lo studio «serio» con i corsi di «brakdance» (831 euro) nel Lazio, di «ginnastica funky» (670 euro) a Finale Emilia, di «frisbee» (297 euro) in Toscana, di «tiro con l’arco» (1.309 euro) in Sardegna, di «degustazione enologica» (1.363 euro) ad Avellino, di «scrittura egizia» (688 euro) in Friuli? E poi, da Nord a Sud, corsi di «cesteria» (308 euro), «progettazione di accessori fashion» (2.100 euro), «biodanza e yoga» (1.200 euro).
Ma quanto sono usciti arricchiti i ragazzi da queste «lezioni extracurriculari»? Sicuramente meno arricchiti dei docenti titolari di originali «cattedre» all’insegna della non violenza: «thai boxe» (387 euro ad Ancona), «wushu» (875 euro in una materna di Lodi), «thai chi» (284 euro a Milano), «gendo e aikido» (284 e 511 euro a Carmagnola e Torino).
Nella certezza che gli scolari di oggi saranno i cosmopoliti di domani, le materie esotiche vengono sempre più spesso preferite a discipline considerate ormai superate, come grammatica e aritmetica. Di qui la scelta di una scuola milanese di avviare l’insegnamento dei «bonghi djembe» (625 euro), seguita a ruota da un istituto di Chivasso che punta invece sui «ritmi del Senegal» (1.875 euro). Sintassi e tabelline? Macché, roba vecchia. Molto meglio imparare a dipingere mandala buddisti, com’è successo a Lodi (300 euro), o ascoltare una scrittrice internazionale sul «progetto Curry di pollo», com’è successo a Mantova (135 euro).
Nel Salento, invece, una scuola si è assicurata, a prezzo di saldo (250 euro), l’esclusiva per un corso su come intonare «cori di protesta».
Alla prossima manifestazione di piazza contro la Gelmini, gli studenti faranno un figurone.