Pax fiscale in cambio di mazzette

Colto in flagrante e arrestato un colonnello della Finanza che si era fatto consegnare 25.000 euro da un imprenditore. In cambio avrebbe promesso di evitargli controlli sulle tasse

Gianluigi Nuzzi

Il colonnello al commerciante terrorizzato dalle tasse, avrebbe garantito una sorta di «pax fiscale»: nessun controllo da parte dei vari organismi investigativi, non solo la Guardia di finanza ma anche l’ufficio delle Entrate, la dogana e gli altri organi di controllo. Il tutto, ovviamente, dietro il pagamento di una lauta tangente. Prima tranche, 50 banconote da 500 euro ciascuna per un totale di 25 mila euro. Questo almeno per la procura di Cuneo che martedì sera con l’ipotesi accusatoria della concussione ha fatto arrestare a Fossano, paese della provincia, il tenente colonnello Maurizio Caboni, già capo dell’ufficio operazioni al comando di Torino e da due settimane trasferito a Genova. Caboni è stato arrestato subito dopo aver ritirato la busta con il denaro proprio negli uffici del commerciante, vittima della concussione. L’imprenditore, vende all’ingrosso apparecchiature elettriche, aveva appena consegnato le banconote al colonnello che stava congedandosi per lasciare Fossano. Quando hanno fatto irruzione in ufficio le Fiamme gialle del nucleo provinciale. Che hanno arrestato il collega per poi accompagnarlo al carcere circondariale di Cuneo e da qui trasferirlo a quello militare. Caboni non sapeva che proprio alcuni suoi colleghi lo stavano «monitorando», che da diverse settimane venivano condotte delicate indagini proprio dalla Guardia di finanza che aveva ricevuto delega dalla Procura. Come l’ufficiale avesse potuto assicurare questa tranquillità fiscale ancora non è chiaro. Considerato soprattutto il fatto che il cuneese non era di competenza territoriale di Caboni né lo stesso ricopriva incarichi operativi nello staff del comando regionale della Liguria, dove era stato appena trasferito. Una scelta preventiva per tenere l’ufficiale in «purgatorio». Sempre secondo l’accusa, il colonnello avrebbe anche dato assicurazioni per il futuro fiscale del commerciante garantendo sempre una protezione totale.
La figura di Caboni è però controversa. Ufficiale conosciuto nella Finanza, una carriera brillante, alle spalle il conseguimento di tre lauree, incarichi di prestigio ed encomi, figlio di un colonnello della Gdf in pensione, il suo arresto ha lasciato letteralmente di «sale» molti suoi colleghi. Certo, l’ufficiale qualche anno fa era stato al centro di un procedimento aperto dalla procura di Milano per abuso d’ufficio. Il fascicolo era nato da una segnalazione, una informativa dei carabinieri che riportavano le parole di un confidente. Una vicenda scivolosa. Il sostituto procuratore Sandro Raimondi chiese il suo rinvio a giudizio per alcuni presunti «abusi» compiuti quando l’ufficiale era comandante delle Fiamme gialle a Legnano. Caboni rivendicava la sua innocenza, considerando l’indagine nata da una macchinazione ai suoi danni. E il gup Guido Salvini non ravvisò elementi per un processo e dispose l’archiviazione del procedimento.
Ora bisognerà vedere come Caboni si difenderà in questa vicenda. Quando, tra oggi e domani, verrà interrogato dal magistrato. Bisogna però attendere la nomina dell’avvocato di fiducia visto che quello di sempre, Caterina Malavenda, ancora non ha ricevuto mandato.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it