Paz, un gelato che sa di educazione sentimentale

Tra gelato, erotismo e arte il collegamento non è casuale. Una gelateria, la mitica «Coppelia», punto d’incontro di generazioni di cubani, ricorre lungo tutta la produzione letteraria - molto erotica - di Senel Paz, famoso per Fragola e cioccolato, storia d’amore omosessuale ispiratrice di 19 versioni teatrali e di un omonimo e pluripremiato film. Al Festivaletteratura di Mantova ieri Paz ha presentato Nel cielo con i diamanti (Giunti, pagg. 416, euro 16,50, a cura di Francesca Lazzarato e Roberta Mazzanti), comico e irresistibile racconto dell’educazione sentimentale di due ragazzi per le strade dell’Avana. Il libro non è pervaso da rancori e denunce, ma dalla tenerezza asociale e dall’assillo erotico tipico dell’adolescenza.
La situazione di Cuba è lungo tutto il romanzo sfondo, scenografia, argomento di conversazione disimpegnata o mezzo per produrre metafore, ma mai contingenza contro cui lottare o anche a cui rassegnarsi. Il regime non sembra invalidante. È così?
«Durante l’adolescenza - risponde Paz - sesso e amore contano molto più della politica. “Quando farò l’amore?” ti chiedi ogni notte con ansia, e ti sembra che non succederà mai e che questa sia la tua più grande disgrazia. La politica, nel frattempo, ti ronza intorno e senza che tu te ne renda conto si occupa del tuo futuro, e tu ti trasformi a poco a poco in un essere politico, anche se non ti interessa e non ti dedicherai mai a essa. Mi piace che sia così anche in letteratura, perché è più sottile e intenso e bello, anche quando la politica ti devasta la vita. L’uomo ha bisogno della bellezza quanto della libertà».
«Un giorno Cuba sarà libera» disse Reinaldo Arenas, e probabilmente quel giorno si sta avvicinando...
«Sono convinto che Cuba sia già fondamentalmente libera e che una vita migliore l’attende. Noi cubani ce la siamo guadagnata duramente, ci siamo preparati a costruirla e credo che avremo l’opportunità di farlo. L’isola è in cerca di un progetto economico efficiente, di un rapporto normale con il mondo, di uno spazio più ampio e libero per l’individuo».
Però molti esuli, raggiunta la libertà, dimostrano di non sapere che farsene. Permane in loro una concezione nichilistica dell’esistenza...
«La quotidianità dei cubani lascia molto a desiderare. La cosa più semplice, come trovare carta igienica per il bagno o scarpe nuove per un bambino che comincia la scuola, può risultare terribilmente noiosa e faticosa, e molta gente conclude che una maggior libertà consiste in maggiori opportunità di consumo. Ma poi viene fuori che la libertà è un’altra cosa».
A Cuba esiste una letteratura omosessuale con caratteristiche specifiche. Non ultima, quella di svilupparsi in opposizione a un regime molto repressivo.
«Cuba è un Paese molto machista ma più permissivo in fatto di erotismo e morale, per cui il rifiuto dell’omosessualità non è mai arrivato agli eccessi. Virulenza e rozzezza con cui per anni questo argomento è stato affrontato dalla Rivoluzione credo siano dovute in parte ai protagonisti di quest’ultima, uomini molto giovani di estrazione umile, omofobici per tradizione e senza preparazione intellettuale per capire realtà nuove. Oggi, invece, Cuba procede più o meno alla pari con il mondo occidentale».
I suoi libri sono pieni di adolescenti teneri, entusiasti, provocatori, irrefrenabili quando non dissoluti, ma sempre voraci e, in qualche modo, gioiosi...
«L’adolescenza è il periodo preferito della mia vita. Me la sono passata molto male mentre la vivevo, come capita di solito, ma ero infinitamente felice senza saperlo, perché quello è il momento in cui ti interessi a ogni tipo di mistero».