La paziente non vuole soffrire e il medico non vuole rischiare

«L’innalzamento dell’età delle donne che fanno figli comporta più rischi»

da Roma

Tante ragioni hanno portato l'Italia, secondo Amedeo Bianco, presidente della Fnomceo (la federazione degli ordini dei medici) a salire in testa alla classifica delle nazioni con più parti cesarei. C'è l'innalzamento dell'età media delle donne al primo parto - ha detto Bianco - ma anche qualche pratica difensiva da parte dei medici nei confronti del rischio clinico che deve essere gestito non solo dal professionisti».
Ma Bianco indica anche «un nuovo tipo di domanda da parte di alcune donne che preferiscono il parto cesareo perchè così si sentono più sicure».
Per il presidente dell'Ordine nazionale dei medici, la ricetta potrebbe essere composta da molti farmaci fra i quali quello di una «cultura meno spaventata nei confronti della gravidanza e del travaglio, offrendo alle donne anche il parto indolore». «È un problema anche medico-legale - aggiunge Massimo Moscarini, presidente dell'Associazione ginecologi universitari Italiani -: i medici spesso preferiscono il cesareo per evitare accuse nel caso qualcosa vada storto. E per tutelarsi, talvolta eccedono con questo tipo di pratica».
«L'ostetricia è una medicina ad alto rischio, sempre più esposta a denunce delle pazienti - continua Rosaria Bottini, ginecologa all'Ospedale Pertini di Roma -, gravata da numerose complicanze, e le donne non vogliono correre pericoli. Quindi se l'ospedale non tutela il medico in caso di complicanze, il medico è costretto a tutelarsi da solo».
«Senza dimenticare - continua la ginecologa -, che il dato dei tagli cesarei dovrebbe essere “ripulito“, perchè «una volta fatto il primo, i parti successivi della stessa donna vengono fatti nello stesso modo, ma anche perchè c'è il problema delle mamme extracomunitarie, che spesso sono state seguite con protocolli diversi da quelli italiani, o che non sono state seguite affatto, e che presentano patologie sempre più emergenti. Diventano allora delle vere e proprie “mine vaganti”, per le quali serve un trattamento di urgenza come il taglio cesareo».
Una possibile soluzione? «Bisogna lavorare sui reparti di ostetricia, per una maggiore tutela e salvaguardia sia dei medici sia dei pazienti».