La pazza idea di Howe: «Il podio nei 100»

Alessandro Parini

da Torino

Nella testa di Andrew Howe, presente e futuro dell'atletica italiana, frulla una pazza idea: «La stagione che precede le Olimpiadi è sempre strana: nel 2003 si vinsero i Mondiali in 10''08, un tempo che mi permette anche di sognare. Nulla è impossibile». La sfida è lanciata, insomma. Nel giorno in cui è diventato (per un anno) testimonial Fiat, mandando in soffitta la sua vecchia Smart nera per passare a una fiammante Grande Punto, il campione europeo in carica di salto in lungo ha ammesso di pensare in grande: «Salterò tutta la stagione indoor (lo scorso anno, al coperto, vinse il bronzo nel lungo agli Europei di Mosca, ndr) perché il mio primo obiettivo saranno i Mondiali di Osaka, in Giappone, della prossima estate e perché, dopo essermi operato alle tonsille il mese scorso, ho perso sei chili: per recuperarli ci vuole tempo».
Dritto ai Mondiali, allora, con la novità dei 100 metri: «Oltre al lungo, dove punto a migliorare il mio personale di 8.41 metri, voglio fare il salto di qualità nella velocità: in Giappone mi aspetto la finale, dopo di che tutto potrà accadere. Anche che io riesca a salire sul podio, perché no? Ovviamente dovrò limare non di poco il mio personale di 10''27 e provare a scendere sotto i 10'', ma nulla è impossibile, l'importante sarà non farsi male nei prossimi mesi». Il mito di Carl Lewis è sempre presente nella testa del ragazzo nato a Los Angeles nel 1985: «Con lui mi sento abbastanza spesso, resta un punto di riferimento importante. In questi giorni avrò rivisto cinquanta volte la finale del lungo dei Mondiali 1991 e mi sono venuti i brividi. Uno spettacolo assoluto che mi piacerebbe in qualche modo poter replicare». Per la cronaca: vinse Powell con 8.95, nuovo record del mondo, e Lewis si «accontentò» del secondo posto con 8.91. «Se il giorno della finale del lungo riuscirò a dare il meglio, il podio non me lo toglierà nessuno. Non so su quale gradino, ma ci salirò di sicuro». Il tutto, in prospettiva Olimpiadi di Pechino 2008: «Ho visto il braciere dei Giochi di Torino e mi sono emozionato. È ovvio che darò tutto me stesso per arrivarci al meglio, ma il 2007 non è affatto un anno di transizione. Bisogna cogliere tutto quello che si riesce».
Nel frattempo, la passionaccia per la musica non gli è passata e l'oro di Goteborg gli ha portato in dote anche una nuova batteria con la quale continua a dilettarsi in compagnia dei suoi vecchi amici: «Suonare mi rilassa, la musica ce l'ho nel sangue». Mamma Fiat gli chiederà di suonare in un locale di Bardonecchia in occasione delle Universiadi (17-27 gennaio) e lui si presterà volentieri. Come recita il comunicato diffuso dall'azienda torinese, Howe è ragazzo «fresco e frizzante, con un atteggiamento simpatico e spensierato, perfettamente in linea con il marchio Fiat di oggi. Un brand vicino ai giovani e al mondo dello sport vissuto però con allegria e non strettamente vincolato all'agonismo, che guarda con attenzione a tutte quelle che sono le nuove mode, le nuove tendenze, i nuovi stili». Se poi arriveranno anche medaglie e successi prestigiosi, tanto meglio. Oltre ai sorrisi e alla simpatia, anche la sostanza: il massimo.