Pazzi scrutini raccontati da un professore politicamente scorretto

Caro direttore,
leggendo sul suo Giornale l'articolo firmato «Professor Travet» ho pensato che, forse, è utile far conoscere altri casi strani di gestione della scuola pubblica statale. Le racconto dunque ciò che mi è accaduto, il 9 febbraio 2009, durante lo scrutinio di primo quadrimestre di una classe IV^ di un Istituto superiore delle Marche nel quale insegno. Si trattava, in quell’occasione, di ratificare la decisione presa quindici giorni prima da una seduta straordinaria del Consiglio di classe che aveva deliberato, all'unanimità, la sospensione (per tre giorni con obbligo di frequenza delle lezioni) a carico di nove studenti autori di «atti gravi». La seduta di ratifica, a mio parere, ha determinato lo svuotamento dei valori, dei mandati e dell'autorevolezza della scuola pubblica. Alla fine del consiglio di classe, infatti, dopo le dimissioni del coordinatore di classe (io: che proponevo il 5 per tutti quegli studenti), il dirigente scolastico ha accolto, e fatto verbalizzare, i seguenti voti di condotta: dal 6 all'8 per i nove studenti già soggetti alla sanzione disciplinare della sospensione. Nessuno - neanche il dirigente/presidente - mi ha saputo o voluto argomentare come si fa ad attribuire un 6 o un 8 a un alunno che ha appiccato il fuoco sul banco durante una lezione (non la mia), o che ha bestemmiato più volte in presenza dell'insegnante di Religione, o che, in classe, ha mandato più volte a quel paese l'insegnante (non io), o che ha tirato oggetti contro l'insegnante (non io). Nessuno mi ha spiegato com'è possibile attribuire questi voti quando, poi, tra l'altro, ad altri studenti della stessa classe non segnalati da note o richiami - e non colpiti da sospensione - è stato assegnato lo stesso voto: 8. Nessuno mi ha saputo argomentare, poi, come si può avvalorare la disparità di giudizio che in quel modo emergeva anche rispetto allo scrutinio di un'altra classe V^ della stessa scuola, svoltosi mezz'ora prima, quando, a tre studenti, rei solo di chiacchierare un po' troppo, è stato assegnato (anche questa volta presiedeva il dirigente scolastico) il 7 in condotta. È evidente a tutti che il voto in condotta pari a 7, facendo media (da quest'anno scolastico) con tutte le altre discipline, e assegnato a tre studenti per lievi irregolarità comportamentali, è un voto legittimo e condivisibile (e per questo l'ho votato anch'io). Non lo è affatto, invece, un voto dal 6 all'8 per studenti sospesi per atti gravi già preliminarmente accertati, unanimemente, dagli insegnanti. Ma è possibile che siamo ridotti a questo? «Show politico-ideologico-buonista»? Sì, anche. È questo che accade. Ma non solo. E anche il Professor Travet lo sa. In fondo, al di là del «buonismo» - che comunque è una piaga - c'è di peggio: ci sono i timori dei professori di urtare il dirigente preoccupato da una eventuale fama di severità del proprio istituto, ci sono le frustrazioni di una professione sempre più bistrattata e meno tutelata, ci sono le relazioni extrascolastiche che magari mettono in contatto professori e genitori in altre attività (dalle quali il professore viene escluso se si comporta «male» con i figli dei genitori), insomma ci sono miserabili ricatti e intimidazioni di ogni specie. La si può prendere a ridere? Certo, si può fare. Ma poi, così, dove andiamo?
L’insegnante che ci manda questa lettera si firma: nome, cognome e numero di telefono. Per ovvie ragioni chiede l’anonimato. Vorrebbe essere chiamato «Professore politicamente scorretto». Ce ne vorrebbero tanti di professori come lui e come il nostro Travet. Aspettiamo le loro lettere.