La pazzia di Enrico IV «arruolata» per aiutare i bambini dell’Africa

Un Enrico IV che assomiglia un po’ a don Chisciotte. Così al regista Marcello Amici, direttore della rassegna «Pirandelliana», piace considerare il protagonista del celebre testo del drammaturgo siciliano, in scena nel giardino della basilica di Sant’Alessio all’Aventino fino al 10 agosto in alternanza con l’altrettanto famoso Giuoco delle parti. La storia dell’Enrico IV, scritta da Pirandello nel 1921, meno di un anno dopo il capolavoro Sei personaggi in cerca d’autore, ruota attorno ai temi dell’identità e della follia. Racconta di un giovane aristocratico che, durante una cavalcata in maschera, mentre veste i panni di Enrico IV cade e batte violentemente la testa. Dal risveglio in poi, crede di essere davvero l’imperatore del Sacro Romano Impero. Chi lo conosce sta al gioco finché, a vent’anni di distanza, non ritiene utile ricorrere a uno stratagemma per scuoterlo dalla sua convinzione. Alla pari di Moscarda (protagonista del romanzo di quegli stessi anni Uno, nessuno, centomila), di Serafino Gubbio (dei Quaderni di Serafino Gubbio operatore), di Mattia Pascal e di tanti altri personaggi pirandelliani, Enrico IV sceglie la fissità di una maschera, alla realtà preferisce il ruolo che gli è consentito dalla «corda pazza» descritta nel Berretto a sonagli. Essere fermo al secolo di Gregorio VII e di Matilde di Canossa rappresenta in fondo per lui la soluzione al problema del rapporto con la realtà. «Sono partito dalle parole del personaggio Belcredi - spiega il regista, anche interprete -, quando racconta che il giovane Enrico IV era un valido improvvisatore, attore convincente e appassionato. Ecco, ho pensato a un mattatore, simile all’ingegnoso hidalgo che mira non a insegnare alcunché ma a sorprendere, con l’armamentario professionale di un vecchio attore».
Altro caso quello del Giuoco delle parti e di Leone Gala, marito solo di forma, scettico verso i valori comuni e fiducioso solo nella cucina raffinata, sua àncora di salvezza. «Nel Giuoco delle parti ho voluto rendere onirica una scena del primo atto in cui alcuni ubriachi molestano Silia: mi sono chiesto se quella scena è accaduta davvero oppure rispecchia i sogni e il desiderio di poesia di una donna che si ribella al mondo socratico di cui sono imbevute le maschere di Pirandello».
L’incasso della serata del 4 agosto (in programma Enrico IV) andrà alle suore salesiane del Vides per l’acquisto dei banchi di scuola per i bambini della missione a Makuyu, in Kenya. Per entrambi gli spettacoli la regia è firmata da Amici.
Piazza Sant’Alessio 23. Spettacoli ore 21.15 (escluso il lunedì), biglietti 10-12 euro. Info: 06.6620982. \