La pazzia non è una lettera d'amore

Caro Cristicchi
chi ti scrive è uno psichiatra di lungo corso che compirà tra poco 65 anni. Un veterano, che sa cos’è il manicomio e che ha vissuto le traversie della psichiatria degli ultimi 40 anni. In grado di apprezzare la tua canzone, ma anche di fare qualche critica e osservazione. Di psichiatria non si parlava più sui media. Questo silenzio per certi versi non mi dispiace perché dopo l’ubriacatura post-sessantottina ci voleva una pausa di riflessione. Ma mi sembra che questo relativo disinteresse somigli a una censura, perché non è infondato il sospetto che qualcuno abbia interesse a sottacere gli effetti di una legge, la famigerata 180, che ha investito come un’onda di ritorno il villaggio psichiatrico polverizzandolo in una giungla priva di strutture.
Tu sei proprio sicuro che il tuo Antonio, innamorato di Margherita, riuscirebbe a far pervenire il suo messaggio d’amore se la sua lettera l’avesse concepita in un centro di salute mentale, nelle stanze di un servizio di diagnosi e cura, o a casa dove una madre invadente e angosciata controlla ogni suo gesto? Io penso che sul concetto di libertà e sulla specificità della malattia mentale occorra riflettere. Questa malattia è un cancro psichico che se non è curato divora tutto il divorabile, libertà compresa. Chiunque abbia un’immagine di sé e del mondo alterata non è libero. E la schizofrenia è questo: un alterato rapporto con se stessi e con gli altri. Comunque, grazie per la tua bella canzone che spero aiuti la nostra società a reimpostare su basi più giuste il problema psichiatrico. E mi rivolgo anche ai nostri parlamentari che hanno il dovere di metter mano a una legge che ha bisogno di essere rivista. È stato facile denunciare la violenza manicomiale. È meno facile oggi denunciare responsabilità meno visibili ma non meno gravi. È lunga la lista dei desaparecidos dopo la 180.
Tu sei bravo e ironico. Hai perciò gli strumenti per guardarti dai manipolatori. Sono loro i veri reazionari, tra cui metto anche alcuni psichiatri accecati dall’ideologia, spesso in primo piano nei dibattiti tv. Non coloro che mettono il dito sulla malasanità psichiatrica extra-manicomiale, spesso emarginati nelle strutture pubbliche e tacitati come il tuo bell’Antonio. Con stima e simpatia
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