Pazzini doppietta scudetto A Roma vince la Samp e l'Inter si riporta in vetta

Totti illude Ranieri, poi è gran spreco. Cassano fischiato ma si
vendica: i blucerchiati si impongono 2-1. Sensi delusa: &quot;Arbitraggio inadeguato&quot;<strong><a href="/sport/il_terrore_milan_perdere_anche_3_posto/26-04-2010/articolo-id=440735-page=0-comments=1"></a></strong>

Roma - La frenata è fragorosa e fa probabilmente calare il sipario sulla volata scudetto. Era l’ostacolo più difficile per la Roma, questa Samp, Ranieri lo sapeva benissimo. E nella serata in cui Totti ha provato a diventare protagonista, alla fine l’eroe è Giampaolo Pazzini, 17 reti in stagione. Che vince la sfida a distanza con l’amico Toni, attore solo parziale del match, apre scenari Champions per i blucerchiati ma soprattutto consegna mezzo tricolore all’Inter.

Capitan Totti voleva riprendersi la Roma dopo il “sacrilegio” dell’esclusione nel derby, voleva “oscurare” Cassano che ritrovava come avversario e voleva dare il suo contributo alla causa. La missione stava per riuscire: mai visto negli ultimi mesi un Totti così brillante, finalmente in gol all’Olimpico (non realizzava dal 22 novembre, tripletta al Bari). La Roma non aveva però fatto i conti con l’altro dieci della serata, quel Pazzini velenoso come un serpente che aggredisce la preda negli unici momenti di distrazione. Eppure Ranieri con un atteggiamento tattico giusto e bilanciato aveva messo alle corde la squadra di Del Neri, brava però a non deragliare e a colpire alla prima vera occasione. Il resto lo fa la condizione fisica: la Roma, dopo un primo tempo giocato a ritmi impressionanti ma nel quale non chiude la partita, finisce la benzina (Totti compreso) pur continuando ad attaccare generosamente e trovando in Storari un baluardo insuperabile, la Samp con cinismo e abilità raccoglie tre punti forse immeritati guardando a tutti i 90 minuti.

Ranieri non riesce a superare Capello, si ferma a 24 partite utili e soprattutto arresta il sogno suo, della squadra e della città di fede giallorossa. E l’abbraccio finale consolatorio di Cassano a Totti resterà il simbolo della resa della Roma. Al quale il pubblico dell’Olimpico tributa, tra le lacrime, il giusto applauso per la stagione comunque straordinaria. E la Sensi dirà: «Arbitraggio inadeguato».