Pazzo Sella, la perla delle Dolomiti

nostro inviato a Passo Fedaia

C'è una folla che nessuna analisi sociologica riuscirebbe mai a spiegare: ore e ore a bordo strada, riscaldandosi soltanto con qualche fuoco, una stufetta da campeggio e due-tre-dieci bicchieri di vino. Scrosci di pioggia e colpi di vento nel cuore delle Dolomiti. In tanti, in tantissimi: che cosa li tenga lì, in una euforica compostezza, nessuno riuscirà mai a spiegare. Anche se forse basterebbe una semplicissima parola sola, antica come l'uomo: passione.
Ci sono le grandi folle con le loro intramontabili passioni popolari, ma finalmente c'è anche il tappone degno di una simile platea. Cinque passi dolomitici, traguardo al cospetto della Marmolada. Il primo a presentarsi è ancora lui, Emanuele Sella, esattamente come il giorno prima sull'Alpe di Pampeago. Più solo e più svitato che mai. Anche in questo caso, va in fuga subito dall'inizio. Vuole portarsi a casa i punti della classifica scalatori transitando per primo sui passi, ma già che c'è tira dritto fino alla fine. Il suo week-end di solitudine riconcilia con lo spirito vero del ciclismo, che vive da sempre sul coraggio, sulla fatica e anche su una buona dose di follia. Tra Passo Pordoi e Passo Fedaia, tra Passo San Pellegrino e Passo Falzarego, la geografia del Giro colloca doverosamente anche questo insuperabile Pazzo Sella.
C'è pure la grande maglia rosa. Il nuovo leader è Alberto Contador, spagnolo di 25 anni. Ha già vinto il Tour, ma il pubblico italiano ancora lo conosce poco. Per forza o per amore, dovrà imparare a conoscerlo. È in testa alla classifica nonostante sia arrivato al Giro nel modo più sgangherato: senza provare una sola salita, decidendolo a pochi giorni dal via. Da epoche immemorabili si sostiene che un grande giro vada preparato già in inverno. Il popolare Armstrong ha vinto sette Tour provandoli e misurandoli in primavera, metro per metro. Contador fa la valigia una settimana prima, perché soltanto negli ultimi giorni la sua squadra ha ricevuto l'invito, e si ritrova in maglia rosa dopo il tappone dolomitico. Sono cose che riescono soltanto ai campioni. Si può dire sia in testa con una gamba sola.
Dietro di lui, vicino a lui, ci stanno comunque tutti gli altri capitani (a parte il fallimentare capitano suo, Klöden). Li dividono ogni giorno pochi secondi, nel segno di un livellamento generale. Si sta svegliando, questo Giro. C'è la grande folla, ci sono le grandi fughe di Sella, c'è la grande maglia rosa di Contador, c'è la grande battaglia tra i capitani. Parere personale: quando il ciclismo torna ad essere questo, torna ad essere un bellissimo spettacolo teatrale. Adesso vediamo cosa s'inventano per rovinarlo di nuovo.