Pazzo per Shakespeare, il folle si diverte a teatro

De’ Giorgi porta in scena all’Olmetto il buffone di corte elisabettiano: i personaggi del drammaturgo inglese a confronto con i comici dell’Arte

Matteo Failla

Un veterano di teatri potrebbe dire «Shakespeare ormai l’ho visto in tutte le salse». Un neofita potrebbe invece affermare che, pur non avendo assistito in prima persona, «le opere del drammaturgo, almeno nella trama, sono comunque assai note».
Che ci può essere allora del grande Bardo che ancor non sappiamo o non abbiamo visto? Forse nulla, ma la bellezza di Shakespeare, in parte, risiede proprio nella sua immortalità e nella possibilità di metter mano ai suoi testi reinterpretandoli, rimaneggiandoli e perché no, giocandoci.
Non è certo esente da tali operazioni l’ultimo spettacolo di Massimo Navone FoolforShakespeare, con Massimo de’ Giorgi, in scena al Teatro Olmetto in prima nazionale da domani al 4 dicembre (con ripresa dall’1 al 26 febbraio). Ardita impresa? Geniale rivisitazione? Diciamo che il risultato sarà visibile a breve sul palco dell’Olmetto, dove un Fool – il folle elisabettiano buffone di corte, o il personaggio che vive nella finzione teatrale e la commenta scherzandoci su, un po’ come faceva il giullare medievale - racconterà in un grammelot padano la crisi d’identità di alcuni personaggi di William Shakespeare.
Il termine non è certo ignoto, ma è bene sottolineare che il grammelot è un gioco verbale in cui un attore evoca le sonorità tipiche di una lingua, o in questo caso di un dialetto, pronunciando suoni che per lo più non corrispondono a parole reali: è bene sottolinearlo per introdurci appieno nella materia di FoolforShakespeare. Il Fool sarà Eugenio de’ Giorgi, definito dalla critica l’erede del talento di Dario Fo, il cui fine sarà quello di portare il pubblico, attraverso un viaggio visionario, nella follia teatrale del bardo.
«Lo spettacolo – spiega il regista Massimo Navone – mette in relazione il Fool di Shakespeare con alcune figure comiche della Commedia dell’Arte. Con Eugenio de’ Giorgi ho cercato di recuperare il ritmo e la concretezza del Fool ritraducendo il suo linguaggio in chiave padana, tenendo presente la lezione di Dario Fo. Il risultato è stato sorprendente: ritradurre ad esempio il monologo di Amleto in un grammelot anglo-padano ha aperto una nuova chiave di lettura del personaggio e ha dato un senso pieno a tutti quei giochi di parole spesso intraducibili».
Ed ecco il senso dell’uso del grammelot: utilizzare questo gioco per ridare luce a collegamenti verbali shakespeariani che spesso rimangono nell’ombra. Nello spettacolo ci si immerge nella follia, compiendo un viaggio divertente e inaspettato in cui, in un gioco di metamorfosi improvvise e di salti logici, si materializzano sulla scena i più famosi personaggi del teatro di Shakespeare: da Otello a Riccardo III, da Macbeth ad Amleto. La drammaturgia di Massimo Navone fotografa follie d’amore, follie nate dall’odio sete di potere, follie che hanno nella figura del Fool il portavoce, il testimone del «matto» che, grazie alla sua condizione, può dire la verità al re.
È come se i personaggi si spogliassero per dirci finalmente il vero. «Una delle suggestioni più importanti da cui sono partito – conclude Navone – è uno scritto in cui Borges parla di Shakespeare e dice che l’esigenza di fare teatro nasce in lui da un vuoto di identità e dalla ricerca di colmarlo: ho cercato di riempire il vuoto che li affligge».