Il Pazzo spinge i doriani contro Garrone

GenovaC’era ancora qualcuno tra i tifosi blucerchiati che coltivava la speranza del fuoco d’artificio dell’ultimo minuto: «Vedrai, Garrone Matri ce lo compra» sognava il doriano ieri mattina cercando di darsi una spiegazione del giocattolo smontato in tanti pezzi. Ma Matri oggi ha la maglia della Juventus e la realtà è che il fuoco d’artificio finale ha l’effetto di una miccetta: lo scambio di prestiti Martinez- Accardi con il Brescia e l’arrivo in prestito oneroso del terzino Perticone dal Livorno.
Se per il pubblico della Sampdoria il risveglio dopo una domenica vissuta tra la Milano nerazzurra tutta pazza per Pazzini e i quattro ceffoni presi a Napoli, l’ora dell’aperitivo è ancora più amara. Con una società che non sembra avere alcuna voglia di reagire alle cessioni dell’attacco della nazionale. Tutto per fare cassa, come ha ammesso Riccardo Garrone, presidente del club Sampdoria dal 2002 ma mai davvero immerso al cento per cento in questo ruolo, visto che più volte negli anni aveva rinfacciato di essersi trovato costretto a rilevare la Samp sull’orlo del dissesto finanziario. La tifoseria blucerchiata lo ha sempre amato: mai una critica, mai un fischio indirizzato verso la tribuna d’onore nemmeno in quella stagione con 15 partite consecutive senza centrare la vittoria. Dalla gradinata Sud tanta stima e riconoscenza verso il patron che alla fine dello scorso anno sembrava far decollare la squadra verso traguardi che solo Paolo Mantovani aveva fatto toccare.
Invece quel quarto posto, letto oggi, sembra il punto di non ritorno. L’addio del deus ex machina Beppe Marotta e l’insediamento del comitato strategico formato da Riccardo ed Edoardo Garrone insieme al nipote del presidente Giovanni Mondini. Poi il licenziamento del direttore generale Sergio Gasparin dopo soli cinque mesi di lavoro perché accusato di «fare troppo il Marotta» e la decisione di non avere più un general manager, ma affidare tutto alla triade. Prima il licenziamento di Antonio Cassano per un insulto di troppo con la scelta di non lasciarlo sul mercato fino ad una vera offerta, ma di piazzarlo al primo acquirente versando addirittura 1,7 milioni pur di sgravarsi del suo ingaggio. Quindi Marilungo venduto all’Atalanta per 5 milioni dopo che in estate la società ne aveva rifiutati 3,8 per lasciarne la sola comproprietà al Lecce. Infine, con una squadra già sofferente, anche la cessione di Pazzini per 12 milioni più lo stravalutato Biabiany (7 milioni).
Quel feeling con il pubblico adesso vacilla. Per il mercato ma soprattutto per alcune dichiarazioni del presidente bollato come incoerente da parte della piazza sampdoriana. Su Pazzini disse a settembre: «Non lo vendo nemmeno per 100 milioni di euro», salvo smentirsi dicendo che «il giocatore non ha resistito alle sirene dell’Inter» ma con lo stesso attaccante che da Milano fa sapere che non è così. Ma niente fa più male al tifoso della Sud di quell’ultimatum, «La corda è già molto tesa, se si spezza vendo», pronunciato ancor prima di subire una minima contestazione. Battuta dura da digerire anche per chi è sempre stato riconoscente.