Il Pd agli autonomi: colpite il governo non la Cisl

Mentre Bersani accusa l’esecutivo di creare tensione e "accendere
fuochi", il capogruppo al Comune di Roma incita un consigliere a
indirizzare gli ultras verso Palazzo Chigi: "E' responsabile del degrado
economico, politico e sociale"

Roma - Un tempo c’erano i «compagni che sbagliano». Oggi, a sentire qualche esponente della sinistra ufficiale e moderata, sembra che gli estremisti sbaglino al massimo il bersaglio. Nulla da ridire sui metodi. Zero dubbi sul principio che è alla base di aggressioni come il lancio di uova, fumogeni e vernice contro la sede della Cisl. Zittire e intimidire il nemico, insomma, è un peccato veniale. Semmai, gli autonomi di Action hanno preso un abbaglio sull’indirizzo, non dovevano andare in via Po, dove c’è il quartier generale del sindacato cattolico, ma in piazza Colonna a imbrattare Palazzo Chigi.

La tesi è decisamente controcorrente perché è arrivata in una giornata in cui la condanna del gruppo «Action diritti in movimento», sigla che ha rivendicato l’aggressione al sindacato, è stata unanime; persino la Cgil e la segreteria generale della Fiom hanno dovuto prendere le distanze. Ed è ancora più strano che a sostenerla sia stato un consigliere comunale di Roma, il capogruppo Pd Umberto Marroni, che le cronache descrivono come dalemiano, moderato e dialogante.

Proprio mentre il segretario del suo partito, Pier Luigi Bersani, accusava il governo di creare «tensione» e «accendere fuochi», lui, provava a innescare un incendio. «L’attacco a un sindacato che rappresenta milioni di lavoratori e pensionati accusandolo della situazione grave che vive il Paese - spiegava nel comunicato sull’aggressione alla Cisl di Raffaele Bonanni - non è ammissibile. Il vero responsabile del degrado politico, economico e sociale dell’Italia è il governo. Consiglio quindi il consigliere Alzetta di indirizzare le proprie proteste e quelle del suo gruppo verso altre sedi e non certo verso quelle dei sindacati».

Consiglio non richiesto che, almeno fino ad ora, gli autonomi romani non hanno seguito. Anche perché la dichiarazione, arrivata alle agenzie mercoledì sera, è stata ignorata dai media. Marroni ha stigmatizzato l’azione del consigliere Alzetta e di Action contro la Cisl, «legittima rappresentante dei lavoratori, a cui va tutta la nostra solidarietà». Così come condanna «qualsiasi azione di carattere antisindacale. La protesta deve essere sempre uno strumento civile e di confronto a garanzia della democrazia». Sempre che, sembra di capire, non si tratti di imbrattare le «altre sedi», quelle dei nemici comuni.

Forse un abbaglio. Oppure, più semplicemente, una dichiarazione venuta male. Sicuramente c’è l’anomalia di un partito che a volte perde la bussola. Tanto che ieri c’è stato anche chi, sempre nel Pd di Bersani, faceva le pulci alla Cgil come nemmeno gli esponenti più intransigenti del Pdl. È il caso di Giorgio Merlo, deputato di area cattolica, stupito del fatto che «dalla Cgil arrivino risposte blande e meramente burocratiche di condanna», dei fatti di Roma e di Merate (dove militanti della Fiom sono entrati nella locale sede della Cisl insultando i dipendenti).

Ieri è tornato sul caso anche il segretario generale della Cisl che giudica un «fatto positivo» il fatto che Epifani abbia annunciato che punirà chi ha sbagliato. «Però - ha puntualizzato - mi permetto di dire al mio collega Epifani che farebbe bene, non solo a rendere sincera la sua iniziativa ma anche efficace, altrimenti potrebbe sembrare una denuncia di circostanza».

Intanto proseguono le indagini per individuare i responsabili dell’aggressione. Diversi dipendenti della Cisl ieri sono stati sentiti dalle forze dell’ordine, con l’obiettivo di fornire altri dettagli sulla vicenda. Le telecamere installate nella sede del sindacato hanno ripreso tutto e chi ha visto il video parla di una decina di ragazzi molto giovani organizzati e preparati al blitz che portano a termine con estrema freddezza, ognuno con un compito preciso (chi teneva le borse, chi tirava fumogeni, uova e vernice e chi - una ragazza - riprendeva tutto con la telecamera). Tutti a viso scoperto, all’apparenza incuranti delle possibili conseguenze. Una conseguenza per la collettività, le prove di guerriglia dei nuovi autonomi, ce l’hanno già avuta. La sede della Cisl è stata messa sotto tutela, con una presenza costante delle forze dell’ordine. Mancava da cinque anni. Dai tempi del Patto per l’Italia.