Per il Pd aria di tracollo anche nei Comuni

Va a Bergamo e supera la prova della «scagna», che gli dicono prego, prenda la sedia e lui mica agguanta la mela come Aldo in «Tre uomini e una gamba». Va ad Ascoli e le olive gli tocca pure cucinarle oltreché mangiarle, chissà poi se gli piacciono. Va a Terni e a Novara e a Foligno e gli tocca un numero imprecisato di tappe caffè nei bar della stazione. Solo che poi Dario Franceschini entra nelle sezioni locali del Pd, ovunque gli tocca predicare, anzi, scongiurare unità, l’ultimo appello era disperato, «litighiamo nelle stanze del partito, ma fuori parliamo con una voce sola», e allora quei chilometri su e giù per l’Italia paiono macinati invano.
Anche perché a ogni passo c’è un dirigente di partito, un sondaggio o un esperto che gli dice: Dario, qui si perde, Dario, qui se si va al ballottaggio è finita, Dario qui si potrebbe vincere ma Tizio è uscito dal Pd e corre con Caio. Delle Europee il Pd ha pietosamente smesso di parlare da un po’, l’ultimo è stato il deputato fiorentino Lapo Pistelli ma era solo per affossare la candidatura del sindaco Leonardo Domenici: era meglio tacere. Le Provinciali deprimono, ché 27 Province su 50 in mano al centrosinistra son date per perse. E le Comunali? Peggio che andar di notte, a guardare le previsioni. Su 30 capoluoghi al voto, 24 sono governati dal centrosinistra. Il Pd rischia di perderne 14, da Biella a Bari, da Verbania a Caltanissetta, da Pavia a Potenza, da Padova a Foggia. Il dato sale a 16 se si considerano Bologna e Firenze, che il Pd è «costretto» a confermare per fermare la frana che lo sta travolgendo, ma che rischiano il ballottaggio. Aggiunti ai sei già governati dal Pdl, fanno 22.
Il fatto allarmante è che la maggior parte dei Comuni in bilico si trova in zona rossa. Perché un conto è perdere città, come Bergamo, Cremona o Padova, «circondate» da amministrazioni di centrodestra. Ben altro peso avrebbe vedersi sfilare Livorno, Prato o Reggio Emilia, dove le spaccature del centrosinistra hanno portato a un moltiplicarsi di candidati in guerra fra loro. Così, a metà del viaggio Franceschini ha messo le mani avanti: «È inutile andare a vedere la distanza tra noi e il Pdl alle scorse politiche, non c’entra niente - ha detto a Vercelli -. In Italia non si vota più tutta la vita allo stesso modo. È stato così per molti anni, c’era il voto di appartenenza, c’erano le ideologie. Ora ogni volta che un italiano torna a votare è come se fosse la prima volta. Guarda la qualità dei candidati, se le promesse sono state mantenute: la serietà deve essere la nostra parola d’ordine». Ché va bene metterci la faccia, ma anche perderla per colpa delle liti no, eh.