Pd, attacco al ProfessoreRiformisti spaccatutto:"Fassina è da licenziare"

Il responsabile economico finisce nel mirino di un gruppo di senatori. <strong><a href="/interni/i_democratici_vanno_pezzii_liberal_vogliono_cacciareil_braccio_destro_bersani/stefano_fassina-pier_luigi_bersani-articolo_18-dimissioni-pd-economia-lavoro-partito_democratico/23-11-2011/articolo-id=558446-page=0-comments=1" target="_blank">Bersani: proprio non capisco</a></strong>

Roma Salvate il soldato Fassina: ieri tutti i big del Partito democratico, a cominciare da quelli che lo hanno cordialmente sullo stomaco, sono stati costretti a scendere in campo in volteriana difesa delle idee (che molti, in privato, ritengono strampalate) del responsabile economico scelto da Bersani.
Walter Veltroni, sincopato quanto necessariamente sintetico su Twitter: «Fassina? Sono contrario a richieste di dimissioni. Il Paese ha ben altri problemi oggi. Problemi drammatici. Che chiedono responsabilità».

Enrico Letta, freddino: «Ci vuole saggezza in questo momento, occupiamoci dei problemi dell’Italia, risolveremo le nostre vicende interne tra di noi». Beppe Fioroni, perfido come solo un ex andreottiano può essere: «Se il problema del Pd fosse Fassina saremmo messi veramente male... Certo se le sue dichiarazioni fossero la politica economica di tutto il partito mi preoccuperei, ma so che così non è». Come dire: sarà pure responsabile economico della segreteria, ma non conta un fico secco, quindi parli pure.

Tutta colpa di Enzo Bianco, senatore (ex Pri) e capo della pattuglia «liberal» dentro il Pd, che però non va confusa con la corrente liberal degli ex Ds che fa capo a Enrico Morando (parafrasando Mussolini, orientarsi nella geografia interna alla sinistra italiana più che difficile è inutile, almeno per i non cultori della materia). Il quale Bianco ieri ha pensato bene di raccogliere le firme di alcuni colleghi (Marcucci, De Sena, Barzini; Ichino invece ha smentito di aver firmato) per chiedere al segretario di far dimettere Stefano Fassina, le cui ultime dichiarazioni sono «in netta dissonanza rispetto alle linee di responsabilità e di rigore» del partito, a cominciare dall’appoggio a Monti e alle misure economiche richieste dall’Ue.

Fassina, che come dice agrodolce Barbara Pollastrini «ha il merito di esprimersi con limpidezza e senza furberie», non ha certo nascosto nelle ultime settimane le sue «dissonanze». Fulmini contro la Bce e le sue «ricette che non funzionano»; martellate ai commissari Ue: «Le cose che dice Olli Rehn sono depressive sia economicamente che intellettualmente»; manrovesci a Ichino e le sue «fatue» proposte di riforma; dubbi pesanti sul governo Monti: «Perché dovrebbe essere meglio di elezioni anticipate?», ha chiesto polemicamente nell’ultima riunione del coordinamento Pd.

Per lui (e per altri giovani leoni bersaniani, che attendevano con ansia il voto e il proprio turno nelle liste elettorali) di certo meglio non è. Solo che il partito e il suo segretario hanno deciso diversamente, e da qualche tempo la posizione del responsabile economico si è fatta più complicata. In molti (pure tra coloro cui ora tocca difenderlo) hanno sostenuto in privato, anche con il segretario, che forse era il caso di cambiargli ruolo, o almeno di invitarlo a smetterla di litigare a brutto muso con tutti i riformisti Pd.

Insomma, Bianco ha posto una questione condivisa da tanti. Ma l’ha fatto incautamente, finendo per blindare Fassina: «Il vero bersaglio è il segretario», denunciava ieri la Velina Rossa. E il segretario ha benedetto ufficialmente il suo uomo: «Il Pd ha una linea approvata da tutti gli organi del partito. E Fassina si rifà a quella».