Pd, la Bindi all’attacco: Veltroni è un ipocrita

Nuova lettera del diessino agli alleati per sedare le risse dentro la
nuova formazione e rimarcare la propria leadership: "Basta liti da talk
show, siamo grotteschi". La candidata alle primarie replica al sindaco di Roma: "Mi aspettavo risposte, invece ti servi di insinuazioni per coprire i tuoi silenzi su nodi programmatici e problemi veri"

Roma - Ci si scrive molto, nel Partito democratico. Walter Veltroni è tornato in pista, e ha fatto subito capire di essere deciso a riprendere in mano le redini di una situazione che rischiava di finire fuori controllo.

Per qualche settimana, dalle vacanze, ha seguito da lontano quel che succedeva. E quel che più lo ha amareggiato è stato il fatto che mentre i suoi antagonisti alle primarie (soprattutto Rosi Bindi e il suo coté prodiano) lo azzannavano quotidianamente dai giornali accusandolo di ogni nefandezza partitocratica, i suoi presunti alleati siano rimasti tutti muti come pesci. Non un Fassino, un D’Alema, un Marini che si facesse intervistare per controbattere e difendere il «loro» candidato. Solo i veltroniani doc, da Goffredo Bettini a Giovanna Melandri, si sono spesi per Walter. Mentre nel frattempo gli altri si impegnavano in una mega-rissa su liste e candidature a cui poi lui avrebbe dovuto dare in bianco il suo timbro.

Sia pur dalle Maldive, Veltroni ha ben capito che piattino gli stavano cucinando in Italia. E ha quindi dato il suo altolà a Ds e Margherita sulle liste per l’Assemblea costituente, spiegando che non le possono inzeppare alle sue spalle di candidati di Fassino o di D’Alema, di Prodi o di Marini, dei governatori regionali o dei vari capataz locali, lasciando a lui - che alla fine della festa hanno voluto come leader - solo le briciole. Non vuole, Veltroni, un partito fatto di tanti feudi che rispondono ciascuno al suo signorotto.

Fassino ieri gli ha subito risposto: «Caro Walter, puoi contare sulla nostra piena condivisione delle tue proposte». Il segretario dei Ds accoglie «molto volentieri» la «rosa di nomi» che Veltroni vuol far inserire nelle liste (altrimenti non le firmo, ha minacciato), e promette: «Mi batterò perché sia accolta». E ne approfitta per mandare un avvertimento, sia a chi pensa che il Pd possa «ridursi al solo incontro tra ds e Margherita» e sia a chi «cavalcando l’onda dell’antipolitica pensa il Pd come negazione di ciò che è esistito fin qui»: gli ultrà prodiani alla Vassallo sono serviti. E anche Rutelli, dopo un colloquio col sindaco, ha fatto sapere di essere in «totale sintonia» con lo spirito «innovativo» di Veltroni.

Ieri, con una seconda lettera, Veltroni si è rivolto ai suoi antagonisti. E non ha risparmiato colpi. Si è anche tolto la soddisfazione di assestare una bella rasoiata a Romano Prodi, che al Campidoglio viene visto come il principale ispiratore delle manovre per indebolire l’immagine del suo possibile successore. E così il sindaco di Roma si premura di far sapere: «Per quanto mi riguarda, sono favorevole a procedere diversamente rispetto alle primarie che designarono Prodi come candidato premier, e a dar vita ad un confronto pubblico» con gli altri candidati. Cosa che, appunto, il Professore si guardò bene dal fare.

E ce ne è anche per la Bindi, i cui toni da Masaniello hanno stufato Walter: lo ha fatto imbufalire quella rispostina acida dell’aspirante Obama in gonnella, quando ha dichiarato che la prima domanda che farà a Walter in un possibile confronto sarà: «Come sono andate le vacanze alle Maldive?». «La Bindi non ha tirato fuori un solo tema programmatico, solo aggressioni contro Veltroni», lamentano i supporter del sindaco. Il quale ora invita tutti ad evitare un confronto «demolitorio» che sarebbe «deprimente» e «inaccettabile» per i cittadini. E a non «rinchiuderci subito nello stereotipo della rissa da talk show», creando «un clima grottesco». Insomma, dice alla vecchia democristiana Bindi e forse anche al giovane Enrico Letta, bisogna abbandonare «i vecchi e logori schemi del più deteriore professionismo politico, per i quali ciò che conta è come posizionarsi in vista di futuri organigrammi, come conquistare, magari solo per poche settimane, un supplemento di visibilità da far valere in future spartizioni». Ma se Veltroni conclude invitando i Tafazzi dell’Ulivo: «Non facciamoci del male come al solito», la Bindi non ci pensa neppure. Inviperita, replica velenosa: «Ti servi di insinuazioni nel tentativo di coprire i tuoi silenzi su nodi programmatici e problemi veri». E si erge a paladina del premier: «L’unica risposta che mi dai è quella sul confronto pubblico con tutti i candidati. Era ora! Ma è spiacevole chiamare in causa Prodi, e marcare una differenza di comportamenti che non ha ragione di essere».