Pd, Bresso all'attacco: "Che liste bufala, Dario doveva correre"

Il governatore del Piemonte: "Il segretario avrebbe potuto presentarsi
ovunque poi scegliere 30-40enni preparati. Invece puntiamo su
pensionandi a fine corsa, come Cofferati e Berlinguer...&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=346054" target="_blank">Nel Pd tutti contro Franceschini</a></strong>

Torino - Signora Mercedes Bresso, governatore del Piemonte, lei ha terremotato il Partito democratico criticando le candidature europee volute da Dario Franceschini.
«Ho detto che l’Europa è il futuro del nostro Paese e non può essere che proprio noi non investiamo sui giovani, su persone che poi tornano con esperienza e apertura mentale. La gente in età di pensione non porterà mai questo contributo».

Lei dunque conferma il dissenso su capilista come Sergio Cofferati e Luigi Berlinguer.
«Onestamente, non li vedo molto. Avrei preferito nomi abbastanza all’inizio della carriera politica, non pensionati. Pensionandi, va’...».

Allora condividerà la scelta di Silvio Berlusconi di lanciare nuovi volti femminili.
«Voglio liste di giovani con un minimo di esperienza politica, che conoscano le lingue e il diritto europeo. Non mi vanno né i politici a fine corsa né i grossi nomi ineleggibili che nascondono finti candidati, non è serio, è una bufalata».

Che cosa doveva fare Franceschini?
«Avrebbe potuto guidare lui tutte le liste e candidare dietro di sé 30-40enni con competenza e passione. La “generazione Erasmus”. La mia esperienza a Bruxelles mi ha insegnato moltissimo, anche a gestire una crisi come l’attuale. Su molti aspetti abbiamo anticipato il governo Berlusconi».

Per esempio?
«Il piano casa. Avevamo già disposto gli ampliamenti. Ed è appena partita la seconda tranche di alloggi di edilizia convenzionata e popolare che darà al Piemonte 10mila nuove case».

Tra i governatori di centrosinistra, lei è stata tra i più pragmatici nell’esaminare la proposta del premier.
«Penso sia giusto cogliere anche quest’occasione per semplificare, ma dev’essere una cosa fatta bene perché le nuove procedure dovrebbero durare oltre la fase sperimentale di due anni e mezzo».

I provvedimenti provvisori dovrebbero diventare definitivi?
«Non bisogna disorientare la gente con regole che cambiano di continuo. Al governo chiedevamo soprattutto che chiarisse le responsabilità. Proprietari e progettisti devono autocertificare che i lavori sono in regola. Non vogliamo costruzioni come quelle abruzzesi».

Come avete affrontato la crisi in Piemonte?
«Intanto stiamo aprendo cantieri pubblici. Proprio oggi (ieri per chi legge, ndr) la giunta ha approvato il bando di gara per il collegamento autostradale Biella-Santhià e Biella-Romagnano Sesia, che in futuro potrebbe saldarsi con l’ipotizzata Pedemontana lombarda. Un’opera da quasi 800 milioni di euro».

Sulla Pedemontana siete più avanti di Formigoni.
«Poi affronteremo il tratto Biella-Val Susa. Siamo in dirittura d’arrivo anche sulla tangenziale Est di Torino».

A proposito di Val Susa, a che punto è la Tav?
«Dal punto di vista politico, situazione tranquilla. La società Ltf sta eseguendo la progettazione, l’Osservatorio segue passo passo e garantisce informazione e collaborazione con le comunità locali».

I sindaci hanno riposto l’ascia di guerra?
«Stamattina (ieri, ndr) li ho presentati al presidente Napolitano dicendo: ecco i ribelli... Ma adesso sono migliorati. Quello che conta però sono le infrastrutture su cui la regione ha qualche ruolo decisivo. Le opere pubbliche sono determinanti per sbloccare la crisi dell’edilizia e delle costruzioni».

Altri interventi?
«Abbiamo sbloccato 60 milioni di opere della sanità, poliambulatori, case della salute, l’ospedale di Venaria. Nei mesi scorsi abbiamo abolito il ticket sanitario fino a 36mila euro di reddito, un provvedimento che interessa tra il 70 e l’80 per cento dei piemontesi. Abbiamo eliminato l’addizionale aggiuntiva introdotta da Ghigo per i redditi fino a 15mila euro, e l’abbiamo ridotta per i redditi da 15mila a 22mila euro. Abbiamo raggiunto un accordo con il ministero del Welfare per incrementare i fondi destinati a disoccupati e cassintegrati. Siamo arrivati ben prima del governo sui fondi per le imprese e di garanzia, garantendo ai consorzi fidi la riassicurazione e movimentando crediti per oltre un miliardo di euro alle piccole e medie imprese».

Con tutta questa mole di iniziative autonome, lo volete ancora il federalismo?
«Certo, ci contiamo. Sono perplessa su alcuni meccanismi del testo approvato, ma spero in ulteriori cambiamenti».

Quali?
«Il federalismo è avere certezza delle risorse, e la certezza si ha se i nostri soldi restano qui: quindi tesoreria regionale. Poi chiediamo maggiore flessibilità nella gestione delle risorse per affrontare le emergenze».

Cioè volete il potere di aumentare le tasse.
«Non è nel nostro interesse, io le tasse le ho solo diminuite. Ma quest’inverno la neve qui ha fatto danni per 400 milioni di euro, Roma ce ne ha dati 10 e dobbiamo avere margini di manovra soprattutto se lo Stato ci gira con anni di ritardo il denaro che ci spetta. Questa cosa che abbiamo soldi scritti sui bilanci ma non in cassaforte non può continuare. Poi vogliamo maggiori competenze, sulla scia di quanto hanno già chiesto Lombardia e Veneto».

Ancora richieste?
«Poche cose ma pesanti: Università e Beni culturali. Vogliamo gestire il fondo ordinario per l’università, del resto già oggi il grosso dei soldi lo diamo noi con i fondi per il diritto allo studio, la ricerca e l’innovazione. E i beni culturali che lo stato gestisce male, li passi alla Regione. Ci trasferisca la proprietà, ci pensiamo noi a valorizzarli».