Pd, c’è già aria di scioglimento Veltroni: «Così si va al suicidio»

da Roma

Lo stato di salute del progetto Pd è così precario che è proprio il leader a paventarne il «suicidio». Walter Veltroni lo dice a Napoli, nel corso dell’incontro dei Socialisti europei cui ieri partecipava con Massimo D’Alema: l’idea di tornare alle vecchie identità di Ds e Margherita «è un’idea vecchia, plausibile, ma per me suicida».
Ma il segretario del Pd non sceglie di andare alla resa dei conti interna che alcuni dei suoi, e per primo un autorevole dirigente come Goffredo Bettini, hanno suggerito ieri: non dice un no netto alla proposta di congresso anticipato alla fine di quest’anno, ma spiega che vi si potrebbe far ricorso solo se «fosse messa in discussione l’idea di fondo del Pd, e si volesse tornare a Ds, Dl e a 14mila componenti: allora sì che si dovrebbe fare un congresso». Ma siccome tutte le 14mila componenti del Pd si guardano bene dal mettere apertamene in discussione il progetto unitario, nessuno offrirà il pretesto.
Il clima interno, alla vigilia dell’Assemblea nazionale che si riunirà a Roma il 20 giugno, resta comunque inquieto e lacerato. E ieri D’Alema non ha contribuito a calmare le acque, quando a Napoli ha preso la parola dopo che il segretario aveva spiegato che il Pd è pronto «a lavorare per costruire in Europa un grande campo di forze riformiste», insieme ai Socialisti europei, ma a patto che sia chiaro che il Pd «non è un Partito socialista, ma di centrosinistra». Passano poche ore, e l’ex ministro degli Esteri spiega che certo «è sbagliato pretendere che il Pd si integri nel Pse così com’è», ma per lui, essere «da tanti anni membro del gruppo del Pse è un onore cui non voglio rinunciare». Nuovo sale sulle ferite provocate tra ex Ds e ex Margherita dall’irrisolta questione della collocazione internazionale del Pd, che di qui alle prossime Europee andrà risolta. Perché altrimenti, tra un anno, lo scenario sarà proprio quello «suicida» evocato da Veltroni, con i Ds e i cattolici uniti a Roma nel Pd e divisi a Strasburgo in gruppi diversi.
Ma i problemi del partito veltroniano vanno ben oltre i confini dell’Europarlamento. Per questo una parte dei fedeli del segretario, Bettini e anche il rutelliano Gentiloni hanno rimesso sul tavolo l’idea (agitata e poi accantonata a inizio maggio, dopo la sconfitta di Roma, in una riunione di «caminetto» in cui D’Alema era stato il più forte oppositore) di un congresso straordinario, con annesse primarie. Che dovrebbero servire a rilegittimare ex novo la leadership di Veltroni, e anche a contare il peso effettivo delle componenti. Per questo Bettini e i rutelliani (contrari all’asse di ferro tra il segretario e i popolari) la caldeggiano, e per questo l’ala ex Ppi è ferocemente contraria: il forte peso negli organigrammi di Franceschini, Fioroni e Marini ne uscirebbe drasticamente ridimensionato. Ma anche per la corrente dalemiana sarebbe un pericolo: o si compatta sul segretario, o rischia di diventare una componente di minoranza. Favorevole invece Arturo Parisi, che chiede assise che «affrontino finalmente il tema della leadership unitamente a quello della linea», su cui «il confronto è stato sistematicamente negato». Proprio a Parisi, Veltroni sta provando ad offrire la presidenza del Pd. Continuando parallelamente a insistere anche con Romano Prodi. Ma se i due terranno duro nel «niet», sarà giocoforza offrirla a Franco Marini, su cui puntano gli ex Ppi. Una scelta che darebbe nuovo carburante all’irritazione dei Ds, che si sentono «circondati e commissariati» dagli ex Dc, verso il segretario. «Se il 20 giugno eleggiamo Marini presidente, D’Alema fa una festa», prevede cupo un veltroniano.