«È il Pd in crisi: ha perso 60 dirigenti»

RomaPresidente Maurizio Gasparri, capogruppo dei senatori Pdl, ieri al convegno di Rete Italia a Riccione il partito ha trovato un momento di unità.
«È stata un’occasione utile per dare un segnale di coesione dopo l’apprensione creata dai giornali».
La stampa ha registrato tensioni.
«In un partito le discussioni sulla gestione sono normali. Si guardi anche al Pd. Mentre Bersani fa lo zuzzurellone tra foto del giovane volontario e fischi a Sanremo, il suo partito ha perso 60 quadri e importanti parlamentari come Rutelli, Carra e Lusetti. Sta fallendo il loro intero progetto, l’incontro tra postcomunisti e sinistra democristiana, mentre una fibrillazione nel Pdl ci può anche stare».
Può spiegare meglio?
«Stiamo facendo crescere un’ottima classe dirigente. Loro sono sempre gli stessi, con le solite liti tra Veltroni e D’Alema che passano sotto silenzio per non oscurare la coincidenza di tempi tra vicende giudiziarie e campagna elettorale. Il fatto che Verdini si sia recato spontaneamente in Procura ha contribuito a fare chiarezza».
Cosa dice delle «liste pulite» promesse da Berlusconi?
«Bisogna essere rigorosi e attenti. Esclusioni sulla base di fatti gravi e non di maldicenze. Condivido inoltre la proposta di Berlusconi di inserire i giovani che fanno politica. È il capo e deve favorire la crescita di chi ha fatto una scelta di militanza, premiandola».
Ieri il capogruppo alla Camera Cicchitto ricordava le differenze tra An «aggregazione di correnti interne» e Forza Italia «mucchio selvaggio».
«Il Pdl deve prendere il meglio da tutte le esperienze da cui nasce: il modello del partito con una forte leadership e quello del partito strutturato».
Non sarebbe necessaria maggiore compattezza nel momento in cui il «partito giustizialista» vi attacca?
«Sono d’accordo. Al Senato abbiamo creato una forte omogeneità perché con Quagliariello abbiamo fatto un ottimo lavoro. Tra i colleghi, e siamo più di cento, c’è affetto. Mi rendo conto che in una struttura organizzativa questo sia più complicato».
Non sarà che il presidente del Senato Schifani riesce a mettervi a vostro agio?
«Alla Camera ci sono molti leader politici e c’è un’assemblea di 630 persone con una sua tradizionale maggiore vivacità. Certamente Fini partecipa al dibattito politico del Pdl, dà un contributo in continuità con la sua posizione personale. Niente è scontato: può capitare che un esponente che proviene dalla destra proponga temi diversi dalla propria tradizione e un centrista come l’onorevole Garagnani proponga di aumentare da 10 a 15 anni il tempo per concedere la cittadinanza».
È proprio vero come ha sostenuto lei ieri che «nel Pdl non c’è nessuna fronda e Berlusconi orienta tutti»?
«Non ho visto dichiarazioni pubbliche in distonia con il partito. Non ho visto nessuno sottrarsi allo spirito di corpo. Ci sono solo maldicenze dei giornali di sinistra che svolgono un ruolo militante e cercano di seminare zizzania».
La ex Fi è sottorappresentata nei candidati governatori?
«Qualche scontento è normale. I candidati sono stati scelti con piena partecipazione di tutti e in sintonia con Silvio Berlusconi. Bisogna valutare in maniera globale: i governatori di Abruzzo, Sardegna, Friuli e Molise sono stati voluti da Berlusconi. Formigoni è uno dei fondatori di Forza Italia. L’alleanza con la Lega ha comportato una scelta che avrebbe potuto essere a favore di Ghigo o di Galan che erano di Fi di cui Palese è un esponente storico».
Sarebbe stato necessario maggior bilanciamento?
«Man mano che il tempo passerà non saremo più così ancorati alle percentuali che adesso rappresentano una garanzia per i meno numerosi. Poi si può affermare tutto e il contrario di tutto. Se si dà spazio alla democrazia interna, allora si dice che si formano le correnti. Se viceversa si dà meno spazio, allora ci si lamenta che non c’è possibilità di parlare».
La Russa ha ironicamente manifestato disponibilità al «passo indietro».
«Ignazio è una grande risorsa per il Pdl ed è anche il mio migliore amico. Ho grande stima di Verdini e di Bondi che è persona amabile e di qualità. È una fortuna avere dirigenti bravi come La Russa e bravi ministri come Gelmini e Alfano. Non devono esserci gelosie».
Non serve cambiare?
«La situazione attuale è validissima. Dopodiché ognuno è abituato a cambiare. Il problema è il consolidamento del partito. Il Pdl è un progetto che riguarda la storia del Paese, non le fibrillazioni della cronaca».