Pd in crisi, Veltroni: "Nessuna resa dei conti" I "big" dicono no al congresso anticipato

Il leader del Pd ammette: &quot;Non abbiamo capito la società italiana&quot;. Poi rilancia: &quot;Apriremo una discussione nel Pd&quot;. Ma il partito è lacerato e c'è chi mette in dubbio la sua ledearship. La Finocchiaro eletta capogruppo al Senato<br />
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Roma - Rimboccarsi le maniche e andare avanti con determinazione. Per ora è questa la ricetta di Walter Veltroni per il dopo sconfitta: un uno due (politiche e Campidoglio) che il Pdl ha messo a segno mandando in crisi il Partito democratico, il centrosinistra e soprattutto il suo leader. Momento difficilissimo per l'uomo del loft che teme possa aprirsi una lunga resa dei conti all'interno del partito. Resa dei conti da cui potrebbe uscire pesantemente ridimensionato nelle sue ambizioni di leadership.

La promessa: "Io vado avanti" Parlando con i giornalisti in Transatlantico, il segretario del Pd spiega: "Il risultato dei ballottaggi è molto pesante. Però traggo da questo la convinzione che dobbiamo fare altri passi in avanti nella direzione dell’innovazione e del radicamento sociale e non tornare indietro, perché faremmo pagare" al Pd "un prezzo molto alto". Ma i primi segnali non sono positivi, per Veltroni. Massimo D'Alema ha disertato la riunine tra segretario e parlamentari eletti, Marini "riflette" in silenzio, Fassino si aspetta "risarcimenti" e il prodiani chiamano in causa la liquidazione dell'Ulivo: un errore. Insomma, il Pds è spaccato.

Capire la società italiana Veltroni si rigìfugia nell'analisi politica della disfatta. "C'è un vento politico e culturale che spira e di cui dobbiamo tener conto". A questo vento, aggiunge, "si risponde con più innovazione e radicamento sociale. Sto pensando a come si può rispondere meglio, ma sento che ci vuole un segno forte di prosecuzione della sfida di cambiamento". Questa, sottolinea il leader del Pd, "è l’unica via per uscire da una condizione di minoranza" in cui si trova il centrosinistra. Bisogna "ritrovare consenso e energia per riprendere il cammino con la stessa determinazione che ha avuto la destra, che ha perso diverse elezioni ma ha combattuto e poi ha vinto". Soprattutto, spiega Veltroni, "dobbiamo saper capire meglio la società italiana", e l’esempio è sempre quello, la sicurezza, tema che il Pd ha iniziato ad impostare in campagna elettorale ma, riconosce Veltroni, non è bastato. Ma "la direzione è questa: proseguire il cammino con determinazione, perchè la cosa peggiore che possiamo fare è dire ai 12 milioni di cittadini che ci hanno votato che il progetto del Pd non va avanti". Al contrario, "va avanti, deve andare avanti con la stessa forza e più radicamento sociale".

Nessuna resa dei conti Nel Pd "non c’è alcuna resa dei conti". Veltroni ha confermato la sua leadership, dopo la pesante sconfitta elettorale e dopo la riunione del "caminetto". "Questo partito è nato sei mesi fa - ha evidenziato - ha ereditato una situazione difficile, ha perduto la sfida di governo ma avremmo perso peggio con la vecchia coalizione". "Abbiamo deciso di avviare una discussione nel partito, tra i circoli - ha continuato - discuteremo le modalità con cui fare questa discussione. Ci sono varie ipotesi, ci siamo presi una pausa di riflessione e lunedì riunirò i segretari regionali". Ma la volontà è quella di «portare la discussione nel partito e consentire a tutti di dire la propria opinione, non solo agli organismi dirigenti. Una discussione che sia molto vasta. È il momento di fondare il Pd non solo attraverso il rinnovamento programmatico». A chi gli chiede se sia possibile l’anticipazione del congresso, Veltroni risponde: "Statutariamente è previsto entro il 2009, può darsi che la scadenza sia quella o un’altra, ne discuteremo ma ci sono varie forme per fare una discussione collettiva oltre al congresso".

Walter: anticipare il congresso, ma i big dicono no Walter Veltroni gioca d'anticipo e, per avviare una discussione "profonda" dentro il partito, avrebbe proposto, nella riunione dello stato maggiore del partito, di anticipare il congresso del Pd, previsto nel 2009, al 14 ottobre del 2008, la stessa data delle primarie che lo elessero segretario dei democratici. Ma, fatta eccezione per Enrico Letta e Arturo Parisi, tutti i big del partito, da Massimo D'Alema a Franco Marini, si sarebbero detti contrari ad avviare in questo momento il percorso congressuale. La riunione, durata quasi tre ore, si sarebbe svolta, secondo alcuni partecipanti, in un clima teso con il gruppo dirigente del partito chiamato ad una riflessione "non consolatoria" dopo la sconfitta alle politiche, aggravata dal perdita a Roma. Intorno al tavolo della sala Aldo Moro, hanno preso posto tutti i big, che già ieri mattina si erano riuniti, prima dell'esito delle amministrative, per sciogliere il nodo dei capigruppo di Camera e Senato. E dopo che nei giorni scorsi si era ventilata, nelle ricostruzioni giornalistiche, l'ipotesi di un congresso anticipato come modo per ridimensionare la leadership di Veltroni e del gruppo dirigente a lui più vicino, oggi il segretario del Pd avrebbe colto in contropiede lo stato maggiore del partito, proponendo di convocare il congresso per ottobre. Ma la reazione è stata perplessa e da più parti si è fatto presente che un percorso così accelerato era un modo per fare un plebiscito sul segretario e non per una discussione veramente approfondita. E così, alla fine, preso atto che non c'era intesa, si è deciso di verificare altre modalità di discussione e, per ora, di accelerare nelle prossime settimane lo svolgimento sia del coordinamento nazionale, l'organismo che riunisce 150 tra parlamentari e amministratori, sia dell'assemblea del Pd.

La Finocchiaro eletta copogruppo al Senato Anna Finocchiaro è stata eletta presidente dei senatori del Pd. Alla capogruppo uscente sono andati 99 sì sui 111 votanti. Nove le schede bianche, tre i contrari, sette senatori non hanno preso parte al voto. Veltroni supera così il primo scoglio del dopo elezioni

"Ringrazio tutti" "E' stato un voto davvero molto gratificante". Anna Finocchiaro esprime la sua soddisfazione e dice di ripartire con la consapevolezza "che sarà una legislatura molto più faticosa". "So che così terrorizzo i senatori della precedente legislatura, ma oggi siamo minoranza e dobbiamo mettere in campo una opposizione molto seria e propositiva, che sia il frutto di un lavoro non astratto". La senatrice sottolinea che l'impegno dei parlamentari non sarà "solo al Senato, perché è un momento difficile, complicato e anche amaro per il partito". "Ma abbiamo le forze - ha concluso - le intelligenze e le competenze per fare un lavoro che si realizzi molto bene". E a proposito del ruolo che avranno i tre esponenti radicali, che oggi non hanno partecipato alla sua elezione, Finocchiaro conferma che c'é "una discussione politica in corso". "Sentiremo anche da loro- aggiunge - e dal partito quale sarà l'orientamento".