Il Pd dà le fave a Rifondazione con il «raviolo utile»

(...) organizzati dal Curiel, il circolo di Rifondazione di Prà e Voltri. A richiamare l'attenzione, la musica di De Andrè e di Francesco De Gregori, così come i profumi delle frittelle e della frittura di pesce. I prezzi, sicuramente accattivanti: ci volevano un euro per una porzione di frittelle ancora calde e tre euro per un piattino di frittura, tutti rigorosamente in piedi o seduti sul prato. Dietro il bancone dell'unica sottoscrizione a premi (meglio identificata come lotteria) c'era Tullio Passatelli, con ottantacinque primavere alle spalle. Era l'unico partigiano della festa, gli altri erano tutti a festeggiare tra le bandiere verdi, bianche e rosse del Pd. Cioè nell’altra festa.
«Sono scappato tra le montagne della Liguria e del Piemonte - racconta tra una sigaretta accesa e una spenta -. Ho combattuto per liberare l'Italia dall'invasore e per restituire la libertà e la democrazia. E questo può bastare per fare la differenza con la politica di oggi». E la differenza sono anche i prezzi, perché ieri per mangiare a Campenave tra i compagni di Rifondazione, una busta di fave nostrane costava cinque euro; il salame, il sardo fresco e il toma un euro e cinquanta mentre per una bottiglia di vino ci volevano tre euro. A servire dietro uno stand gastronomico c'era anche la compagna Rosa Morlè, vice presidente del VII Municipio di Genova. Al posto poi dell'associazione «Amicizia Italia Cuba» c'erano le pietre e i monili brasiliani. Non più dunque informazioni sul «Che Guevara» e sulle iniziative di gemellaggio tra Genova e Cuba, ma collanine e braccialetti, stavolta brasiliani.
«Mi preme sottolineare la storia di questa festa - ha ricordato Riccardo Bruzzone, compagno ed ex membro della Federazione provinciale di Rifondazione -. La proprietà su cui festeggiamo il 25 aprile e anche il primo maggio era di Riccardo Ignazio, comandante partigiano conosciuto in battaglia come “Linber”. Oggi i suoi figli Piccardo Marisa e Lino ci concedono ancora lo spazio, rispettando il volere del padre. Siamo noi quelli che hanno “ereditato” e continuato la tradizione politica di festeggiare due momenti importanti quali la Liberazione e la festa dei lavoratori. Partendo da una festa popolare vogliamo tramandare la memoria storica di quei tragici momenti. Non ci dimentichiamo che è dal lontano 25 aprile del ’46 che a Campenave si festeggia. Prima con il Pci, oggi con Rifondazione».
Meno longeva è la festa del Partito democratico che festeggia la Liberazione, esattamente a cento metri. E ancora una volta la sorte si è accanita, separando la sinistra. Perché qui a Campenave tutto ieri è stato diverso: gli ideali, la cerimonia, le musiche, le bandiere, anche e soprattutto i prezzi. Salutati i compagni, i fedeli di Veltroni hanno organizzato la festa davanti alla sede dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia (Anpi). Meno ruspante rispetto ai compagni di Rifondazione, rigorosamente serviti, i moderati di sinistra si sono seduti a tavola. Anche il menù li ha divisi: qui si mangiava pansoti al sugo di noce e ravioli al ragù a sei euro; lasagne di pesto al forno a cinque euro e cinquanta; braciole di maiale (6 euro), milanese (7 euro); salsiccia alla piastra (5 euro) e vitel tonné a 6 euro. Per il dessert ci volevano invece due euro. Anche il prezzo del vino li ha separati: qui costava esattamente un euro in più. L'orchestra «La dolce storia», il ballo liscio e le note di «Bella ciao» hanno ulteriormente fatto la differenza. Mentre un compagno semi ubriaco dalla pianura «rossa» appoggiato alla bandiera della Sinistra Arcobaleno borbottava: «Staremo a vedere. Cosa vuoi scommettere che tra un po' quelli lì passeranno tutti a destra?».