Pd, direzione spaccata: no dei veltroniani a Bersani

Il segretario Pd ha aperto i lavori della direzione del partito chiedendo
un atto di chiarezza: "Sono alla
ricerca del massimo di unità visto il passaggio delicato". Ma, nel pomeriggio, la direzione è già spaccata. Gentiloni: "Bersani non ci ha convinto". E i veltroniani votano contro

Roma - Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha aperto i lavori della direzione del partito chiedendo un atto di "chiarezza" e fissando quindi un voto sulla sua relazione a chiusura della giornata. "I prossimi mesi - ha detto Bersani - decideranno per i prossimi anni. Sono alla ricerca del massimo di unità visto il passaggio delicato, ma serve anche chiarezza e chiederò che la direzione assuma una responsabilità attraverso un voto". Ma, nel pomeriggio, la direzione è già spaccata. E' Paolo Gentiloni ad annunciare il voto contrario alla relazione del segretario in Direzione da parte della minoranza critica di Movimento democratico di cui fanno parte Walter Veltroni e Beppe Fioroni. Proprio per questo sia Fioroni e sia Gentiloni hanno rimesso nelle mani di Bersani il mandato di responsabili per il Welfare e per le Comunicazioni.

La linea dettata da Bersani Il Pd terrà una "conferenza nazionale entro la fine dell’anno per parlare del partito" e della "democrazia che abbiamo in testa". Bersani ha risposto alla discussione sulle primarie di questi giorni annunciando una conferenza nazionale dedicata ad una riflessione sulla forma del partito e sul modello di democrazia a cui ispirarsi: "Propongo una conferenza nazionale sul partito che coinvolga tutti i nostri circoli da fare entro il 2011". L’obiettivo è quello di una "discussione che parta dalla testa: dobbiamo parlare della democrazia che abbiamo in testa e dell’evoluzione democratica in Italia e in Europa. Il Pd poteva anche dire 'popolo democratico', abbiamo scelto Partito democratico. Siamo gli unici ad averlo fatto, avrà qualche legame con il fatto che vogliamo lottare contro il populismo? Avrà qualche legame con il fatto che Berlusconi vuole chiamare 'Italia' il suo partito? In attesa che Berlusconi lo chiami 'Mamma'...".

La direzione del Pd si spacca "Bersani non ci ha convinto e quindi non condividiamo la sua relazione", ha spiegato Gentiloni annunciando il voto contrario alla relazione del segretario in Direzione da parte dei veltroniani. "Ci aspettavamo posizioni più chiare - prosegue Gentiloni - a partire dalla questione del giorno, ovvero la Fiat, fino alle alleanze. Senza alcuna polemica, per questi motivi, non ci sentiamo di condividere la relazione di Bersani. Non la voteremo". Aggiunge Marco Minniti: "Il 14 dicembre c’è stato un cambio di fase, c’è stato un vantaggio tattico di Berlusconi. Noi ci aspettavamo che da Bersani ci fosse un’analisi critica rispetto a quanto è accaduto. Insomma, ci aspettavamo che Bersani mettesse un punto e voltasse pagina". Per Minniti anche dal punto di vista delle strategie delle alleanze serviva una riflessione più approfondita: "Siamo stretti tra Scilla e Cariddi, stretti tra il Patto repubblicano con il terzo polo e la riedizione di una alleanza che è un pò quella dei progressisti. È uno scacco politico e bisogna prendere atto che occorre di smetterla di inseguire miraggi che non sono nell’orizzonte politico". Quanto alla decisione di mettere ai voti la relazione di Bersani, per Modem è stato un errore: "Così anzichè parlare al Paese, questa Direzione diventa solo una conta interna".

Approvata la relazione di Bersani La direzione nazionale del Pd ha approvato la relazione di Bersani. I voti a favore sono stati 127, mentre due i contrari e due gli astenuti. Movimento democratico, che aveva espresso il suo dissenso nei confronti della relazione, ha deciso alla fine di non partecipare al voto come "segno di disponibilità" alla luce della replica di Bersani, nonostante continui a considerare "un errore" la conta voluta dalla maggioranza. Subito dopo Bersani fa sapere che riconferma le nomine a Gentiloni e Fioroni: "Non mi è mai passato per l’anticamera del cervello che chi dissente dalla linea politica debba lasciare gli incarichi di partito".