Il Pd e la democrazia senza identità

Il sistema politico italiano è sull’orlo dell’impazzimento.
È sufficiente leggere la lunga intervista che Walter Veltroni ha rilasciato al Foglio di Giuliano Ferrara per rendersene conto. Il Sindaco di Roma rifacendosi a Giovanni Paolo II, parla di identità e di dialogo, un’accoppiata indispensabile per governare una società moderna.
Dimentica, però, che il neonato partito democratico è quel partito che della cancellazione delle identità ne ha fatto una ragione di vita. Anzi, la sua nuova identità è proprio «la non identità». Veltroni immagina di trasferire, sono le sue parole, questa «non identità» ai partiti socialisti europei che dovrebbero sinanche cambiare nome. È l'omaggio a questa presunta modernità che reclama un potere politico figlio di nessuno, o, per meglio dire, figlio di un establishment economico-finanziario sempre più autoreferenziale e sempre più invasivo. Quanto è improprio, dunque, il riferimento a Giovanni Paolo II che fece del dialogo l'arma vincente del suo pontificato accentuando, però, nel contempo la propria identità. Veltroni continua, poi, propugnando il famoso partito «liquido», senza iscritti e senza congressi. La fonte della legittimità del potere resterebbe il cosiddetto popolo delle primarie, un'adunata di milioni di persone che ieri hanno votato e domani si riuniranno forse in tanti palazzetti dello sport collegati tra loro in teleconferenza. Manca all'appello solo Piazza Venezia per essere al completo. Ma di quale democrazia parla Veltroni? Davvero pensa che una democrazia governante debba scivolare verso l'autoritarismo per essere efficace? Mitterrand, Schröder, Zapatero, lo stesso Blair, per citare i suoi «cugini» politici, non gli hanno insegnato nulla? Veltroni dice che apprezza le correnti di pensiero ma non quelle organizzate dimenticando ancora una volta che appena eletto non ha messo in piedi un esecutivo che potesse rappresentare l'intero partito ma solo un gruppo di fedelissimi. Insomma, sembra dire, restate tutti liquidi che ad essere solido ci penso io.
Veltroni immagina, inoltre, di trasferire la storia politica americana in Italia per cui è sufficiente chiamarsi partito democratico per riassorbire la cultura politica di quella grande nazione.
Il popolo americano ha nella sua storia, in particolare in quella del Novecento, grandissimi meriti che né l'Italia né l'Europa possono dimenticare. Altra cosa, però, è condividere un modello sociale che, nella sua brutale competizione per non dire violenza, lascia 50 milioni di americani senza assistenza sanitaria perché privi di quattrini e di assicurazione o ratifica, nella prassi e nella cultura dominante, l'idea di una democrazia lobbistica. Lungo questa strada diventa facile sostenere, allora, una legge elettorale utile solo per dare decine di parlamentari in più ai partiti maggiori in nome della governabilità. Davvero Veltroni pensa di ottenere il 51% dei parlamentari con premi di maggioranza impliciti in alte soglie di sbarramento e in circoscrizioni piccole? Se così fosse, continueremmo nell'imbroglio democratico di questi ultimi 15 anni durante i quali le maggioranze parlamentari erano sempre minoranze nel Paese. Una grande democrazia non si governa con leggi elettorali manipolate ma con scelte politiche coraggiose, alleanze omogenee e grandi radicamenti territoriali. Il partito democratico, il progetto del Partito della Libertà di Berlusconi, la Sinistra Arcobaleno sono tutti fatti politici che testimoniano una nuova fase di ricomposizione politica e culturale dopo quella della frantumazione partitica. Attenti, però, che senza rilanciare un'identità percepibile dal Paese che vada ben oltre i singoli leader, si scivola inevitabilmente in un autoritarismo strisciante che è sempre l'anticamera di un declino irreversibile. Se i partiti dovessero tardare a riscoprire identità e vocazione democratica, meglio allora, e questa volta siamo d'accordo con Veltroni, un sistema presidenziale con i relativi contrappesi, questi sì di stampo americano, a cominciare da un Parlamento eletto con un sistema proporzionale puro o con bassa soglia di sbarramento. L'autorevolezza delle istituzioni, come è noto, è data dalle forze politiche che le innervano in uno scambio reciproco che mette insieme governabilità e rappresentanza. Il resto son chiacchiere autoritarie che spingono il Paese verso l'impazzimento e il precipizio.
Geronimo