Pd, Fassina boccia Monti Letta boccia i niet di Fassina

L’ultimo attacco del responsabile economico: "Un’altra manovra? Sarebbe dannosa". Il vicesegretario lo gela: "Sosteniamo il governo"

Roma - Nel Pd c’è «unità di intenti», assicura il vicesegretario Enrico Letta. E «non c’è rischio di spaccature», giura il responsabile economico Stefano Fassina. Peccato che ieri, a Monza, sia stato platealmente messo in scena il contrario: prima Fassina che ha dettato una lista di «niet» alle misure ipotizzate dal governo Monti; poi Letta che lo ha smentito seccamente spiegando che il Pd voterà tutto quel che il premier riterrà utile proporre. Nel mezzo Bersani, a tentare di fare la sintesi tra due posizioni antitetiche.
È successo alla Conferenza nazionale del Pd sul lavoro autonomo e la piccola impresa, tenuta nella Villa Reale di Monza (quasi uno sberleffo agli pseudoministeri della Lega). Un appuntamento che doveva servire, nelle intenzioni originarie, ad aprire una linea di credito tra il Pd e un mondo (quello appunto delle Pmi) con cui, come dice lo stesso Bersani, «ci sono state difficoltà di rapporto»; un mondo che ha ampiamente sostenuto il centrodestra finora e che adesso è in cerca di nuovi interlocutori politici. Ma col precipitare degli eventi, la nascita del governo tecnico appoggiato dal Pd e l’aggravarsi drammatico della crisi, la conferenza si è trasformata in un match tra le due anime: quella (incarnata da Fassina) che il governo Monti lo ha subíto e se ne libererebbe volentieri al più presto e quella (Letta) che invece ha lavorato per arrivarci, e lo sostiene con convinzione.
Il responsabile economico del Pd ha bocciato l’idea stessa di una manovra aggiuntiva: «Ora aggraverebbe il circolo vizioso, la sofferenza del sistema bancario con una contrazione del credito alle imprese». Quanto all’Iva, che il governo si prepara ad alzare, secondo Fassina «oggi un aumento sarebbe pesantemente iniquo e regressivo per la crescita. La nostra strada è quella di far contribuire i grandi patrimoni, una misura equa e non distorsiva». Insomma, fa capire il vulcanico Fassina, l’atteggiamento del Pd in parlamento, rispetto al nuovo governo, è tutt’altro che scontato: «Dipenderà dai provvedimenti che il governo Monti ci porterà, dopo il passaggio con le parti sociali. Noi faremo le nostre proposte e ci assumeremo le nostre responsabilità».
Diametralmente opposta la linea Letta, che si è affrettato a smentire subito via interviste tv il gelo fassiniano rispetto al governo, spiegando che il Pd ha «grandi aspettative», che al premier chiederà «elementi di equità e spinta alla crescita», ma che di certo «sosterremo le manovre finanziarie che il governo presenterà».
La nascita del governo Monti, che a destra sembra aver provocato uno stato di coma politico, a sinistra sta facendo esplodere le contraddizioni irrisolte tra chi vorrebbe tornare alla linea liberal del Lingotto (e pensa magari a un candidato premier alla Passera) e chi guarda a sinistra e spera di andare presto al voto e con Bersani candidato. Il bersanian-dalemiano Orfini denuncia chi «usa il governo Monti per cambiare la linea del Pd», e dice «meglio chiarirsi in congresso». Un congresso anticipato a dopo le amministrative 2012 (in cui il Pd spera di raccogliere un buon successo) e che servirebbe, nelle intenzioni, a blindare il leader.