Il Pd finisce sugli sms: sfida Bersani-Franceschini ma solo per la Coscioni

da Roma

«D’ora in poi le primarie si faranno sempre e dappertutto», giura Walter Veltroni al microfono. Dalle retrovie della platea si leva una voce anonima: «Sì, che bello: te le ricordi quelle che abbiamo fatto per il sindaco di Roma?».
Lunedì, tardo pomeriggio, fuori pioviggina e dentro l’auletta di Palazzo Marini (uno dei cento palazzi del centro di Roma occupati dalla politica) si svolge la prima assemblea dei parlamentari del Pd, presenti il leader e tutto lo stato maggiore. Sarà che la riunione va per le lunghe, sarà che l’essere finiti all’opposizione, per quanto deprimente, è anche rilassante («Yes, week end» è lo slogan preferito dei neo-ex ministri), sarà che l’atmosfera è pesante («funebre» la descrive sintetico Maurizio Turco, capogruppo-ombra della delegazione radicale nel Pd) e le tensioni interne forti. Fatto sta che qualcuno prova a vivacizzare l’ambiente: Veltroni però non raccoglie la battutaccia sulle primarie a Roma, che ovviamente non ci sono mai state.
Altri, invece, si dedicano alla socializzazione. Se c’è un merito che anche gli oppositori interni riconoscono al leader, è quello di aver portato un po’ di facce nuove in Parlamento, soprattutto femminili. E sono loro, le giovani matricole, a polarizzare l’attenzione dei veterani democrat maschi.
Dal telefonino di un deputato molto osservatore parte una raffica di sms, cronaca dietro le quinte del summit Pd. Ore 17: «Roberto Giachetti (aitante over 40 rutelliano, segretario del gruppo, due legislature alle spalle, ndr) prima marca stretto Pina Picierno (neoeletta campana, ndr), ma senza risultati. Poi inizia a ronzare attorno a Marianna Madia e appena si libera un posto nei pressi si fionda. Ma neanche lei lo degna di uno sguardo». Ore 18.45: «Pierluigi Bersani si è iscritto a parlare ma poi rinuncia: preferisce presentarsi a Maria Antonietta Coscioni (vedova del radicale Luca, ndr) e intrattenerla. Forse sulle liberalizzazioni?». Ore 19.30: «Clamorosa sfida di Dario Franceschini a Bersani: con mossa strategica si piazza alle spalle della Coscioni, facendo finta di discutere con Piero Martino (suo ex portavoce, ora deputato, ndr)». Ore 19.50: «Bersani evidentemente infastidito dall’intrusione di Paola Binetti, che si cala nella poltrona vuota che lo separa dalla Coscioni, e tenta di monopolizzarla, magari per convertirla».
Gettonatissima anche la neo-eletta Paola Concia, unica gay dichiarata dell’intero Parlamento. In molti si offrono di farle cambiare idea: Giachetti e Giovanni Lolli (ex sottosegretario allo Sport) si raccomandano a vicenda. Lei difende la Madia dai mosconi («Giù le mani», avverte un ex Margherita interessato) e liquida allegramente i suoi due pretendenti sventolando i tragici risultati dell’ultima inchiesta sui maschi italiani (il 37,7% soffre di disfunzione erettile; il 14,5% non ha più voglia; il 5% ha problemi psicologici a letto; il 22,5% soffre di eiaculazione precoce etc.): «Chi me lo fa fare?». Ugo Sposetti, tesoriere ds, la abbraccia davanti alla Binetti: «La sto convincendo a fare coppia con me», bluffa. «Pregherò per voi», assicura la teo-dem.
Intanto Marco Minniti, ex vice di Amato agli Interni, prova a scherzare con Rosi Bindi, vice-presidente in pectore della Camera, in quota opposizione, assieme all’Udc Buttiglione. «Complimenti, si è ricomposta la coppia Dc del ’94!» (i due, per chi ha rimosso o all’epoca non era ancora nato, furono gli animatori delle opposte fazioni di sinistra e di destra che si divisero le spoglie della Balena Bianca). Lei lo gela: «È più facile che io superi il dopoguerra con Fini che la spaccatura della Dc con Buttiglione».