Pd, Franceschini si aggrappa ai "soliti noti"

In vista delle Europee il neo segretario del Pd mette in soffitta il "governo ombra" e istituisce i "dipartimenti" affidando gli incarichi ai soliti big: Fassino (Esteri), Bersani (Economia), Fioroni (Educazione), Letta (Welfare), Melandri (Cultura), Minniti (Sicurezza)

Milano - La prima mossa di Franceschini dopo aver raccolto il timone del Pd e aver giurato sulla Costituzione è stata mettere in soffitta il "governo ombra". Pur ispirandosi al modello inglese del "cabinet shadow", dove i migliori esperti dell'opposizione incalzano il governo a partire dai loro settori di competenza, l'organismo voluto da Veltroni non ha mai funzionato tanto che, nel Pd, quasi tutti parlavano a ruota libera sui più svariati argomenti. E il governo ombra non ha mai avuto alcuna autorevolezza. Ora però, con le elezioni europee e amministrative che si avvicinano, non c'è tempo da perdere. Bisogna provare a imprimere una svolta. L'impresa non è facile, specie per uno come Franceschini che, pur essendo stato regolarmente eletto dall'assemblea costituente del Pd, non ha una vera e propria leadership.

Il segretario si circonda di big Franceschini ha affidato ad alcuni parlamentari la guida dei "dipartimenti tematici", organismi che vanno a sostituire i ministeri ombra. Non ci sono grosse novità, salvo alcune eccezioni i nomi sono sempre gli stessi: Pierluigi Bersani (Economia), Piero Fassino (Esteri), Giuseppe Fioroni (Educazione), Linda Lanzillotta (Pubblica amministrazione), Enrico Letta (Welfare), Giovanna Melandri (Cultura), Marco Minniti (Sicurezza), Margherita Miotto (Politiche regionali), Colomba Mungiello (Agricoltura), Roberta Pinotti (Difesa), Ermete Realacci (Ambiente), Lanfranco Tenaglia (Giustizia). 

Lavorare a testa bassa per le europee "Dobbiamo lavorare a testa bassa, come una squadra, perché le elezioni europee, dobbiamo farlo capire anche a tutti gli italiani, sono una partita importante anche per come sarà l’Italia dopo il 7 giugno" oltre che per il futuro del Pd.

Accantonare le divisioni Il segretario democratico sottolinea poi che "nei momenti di difficoltà i dirigenti e i militanti del partito hanno capito che serviva accantonare divisioni e tensioni. È naturale che in un grande partito ci sia un dibattito interno, ma è necessario che questo non si trasformi in divisioni e tensioni. Ora dobbiamo lavorare a testa bassa in vista delle elezioni europee ed amministrative".

Fassino ostenta ottimismo "Non ci sarà un tracollo, anche se i voti si contano dopo. Avremo risultati buoni, perché vedo che ci sono le condizioni per averli. Naturalmente non è scontato che sia così, dipende da quello che noi sapremo fare". Piero Fassino si mostra ottimista in un un’intervista su Rainews 24.